Miu Miu FW25: l’intrinseca ribellione delle signorine di Miuccia Prada parte dai vestiti

Per poter valutare questa sfilata di Miu Miu, presentata questo pomeriggio, 11 marzo 2025, a Parigi, in una cornice essenziale di tendaggi drappeggiati giallo lime nel Palais d’Ièna, occorre forse fare qualche passo indietro nel tempo. Il marchio di Miuccia Prada, nelle ultime stagioni è stato il protagonista dell’economia legata ai beni di lusso. Laddove gli altri brand hanno mostrato cenni di cedimento, lui si è erto a vincitore desiderato soprattutto dalle giovani generazioni. Merito forse di Lotta Volkova, la stylist sovversiva e visionaria che ha letteralmente dettato tendenza nell’epoca contemporanea dei social media, che da qualche anno cura lo styling del brand, conferendogli quella nota sbagliata e quell’attitude di gioventù maliziosa, unita al preppy-core più bon ton.

Questo ha generato una mediaticità verso il brand come non se ne vedevano da tempo; al pari di brand come il Balenciaga di Demna Gvasalia, le Miu Miu girls si sono imposte al di là di Miu Miu stesso, con un immaginario, quello della college girl sofisticata, impegnata ma anche sportiva, che è stato replicato dalle giovanissime di tutto il mondo anche senza effettivamente acquistare il brand. E da lì, una sfilza di minigonne a pieghe, mocassini in pelle, calzettoni, maglioncini a V e camicie oversize. In effetti, il core preppy della maison è restato pulsante, ma quello che abbiamo visto in questa collezione FW25, è un leggero distacco da questa narrazione ormai diventata fin troppo vista, apportando dei codici estetici recuperati direttamente dagli archivi della maison.

Miu Miu nasce dopotutto come la linea “Young” di Prada, quella pensate per le giovanissime che, al pari della donna Prada, vogliono sperimentare il gioco sottile tra ironia e autentico spirito borghese, contravvenendo ai diktat vetusti ma senza mai dimenticarsene fino in fondo. Questo esprit da vera ladylike è ciò che ritroviamo anche in questa collezione, che sembra, per la maggior parte, essersi spogliata della sua connotazione preppy, per attingere nuovamente al calderone del funny-chic. Come per Prada, anche per Miu Miu Miuccia Prada ha voluto interrogarsi sull’evoluzione della femminilità, presentata in passerella attraverso look “da signorina”, eppure imperfetti, istrionici, enfatizzati al massimo attraverso coppe strutturate all’altezza del seno, che troviamo su slim pull in lurex con scollo a V o nei lingerie dress in raso rigido.

Cappotti dalle silhouette anni ’50 da vera lady hitchcockiana, perdono la loro essenza da femme fatale per esprimersi nel coloratissimo bisogno di contravvenire alle regole non scritte dell’essere “una signorina per bene”. E allora, le spalline dei top in maglieria svelano volutamente la spalla, i gioielli “importanti” vengono abbinati a varsity jacket in pelle e gonne midi in organza trasparente, un elemento ricorrente nelle sfilate anni ’90 e 2000 del marchio. I calzettoni da collegiale, sono resi preziosi dalle decorazioni gioiello, mentre stole in faux fur vengono portate in mano o sul collo con nonchalance. High boots con maxi fibbie si abbinano a midi skirt in tartan colorato, mentre le giacche in pelle oversize dal lavaggio retrò si abbinano a cappellini dalle silhouette anni ’30. Con un casting che ha portato in passerella l’attrice Sarah Paulson e la it-girl e cantante Lou Doillon, figlia dell’iconica Jane Birkin, la collezione non ha mancato di presentare la sua cifra sporty, con completi felpa e pantalone in tessuto tech e trench coat oversize indossati con il minimalismo effortless del quotidiano, dove l’occhiale da vista diventa elemento distintivo da mostrare con sicurezza.

[📷 Getty Images]

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