Uno dei debutti più attesi di questa Paris Fashion Week: stiamo parlando di Sarah Burton, la storica direttrice creativa alla guida di Alexander McQueen per ben 13 anni, che lo scorso settembre 2024 è stata designata per prendere in mano le sorti stilistiche della celebre maison parigina. Per uno strano gioco delle coincidenze, anche Lee McQueen fu direttore creativo di Givenchy, dal 1996 al 2001, apportando alle scultoree e sofisticate silhouette del marchio fondato da Hubert nel 1952 il suo immaginario dark e onirico.
Nella sofisticata cornice dell’atelier della maison, in Avenue Georges V, lo show è stato presentato questa mattina, 7 marzo 2025, davanti a una lista di soli 300 invitati a distanza ravvicinata dalla passerella, ripercorrendo in qualche modo l’intimità dei primi defilé di Hubert de Givenchy, negli anni ’50. In effetti, come la stessa designer ha anticipato nei giorni precedenti in diverse interviste, il suo approccio è stato partire proprio dalle radici della maison, dallo scheletro che ha dato origine a tutto.
Sebbene in molti associno Givenchy all’eleganza di personalità come Audrey Hepburn, musa eterna del couturier, con connotazioni tipiche di femminilità e romanticismo, non è questa la strada che Burton ha scelto di percorrere al momento. La stilista ha scelto di concentrarsi sugli anni di esordio del marchio, nel pieno del dopoguerra, quando Hubert aveva poco più di 25 anni. Anni difficili, in cui non c’era spazio per troppi fronzoli e decorativismi; il primo Givenchy era estremamente pulito e minimale e per la Burton è soprattutto sinonimo di “silhouette”. Una visione chiara fin dal primo look in passerella.
Nella cornice candida dell’appartamento parigino, arredata con pile di buste di carta contenenti scampoli di tessuto utilizzati da Hubert de Givenchy nella prima collezione couture del ’52, la collezione prende forma nella sua essenzialità, con linee pulite, nessun eccesso, celebrando soprattutto i tagli, le strutture, le silhouette enfatizzate al massimo. Dimentichiamoci il periodo di romanticismo dark e scultoreo di Riccardo Tisci, il Givenchy pensato da Sarah Burton è un tripudio di minimalismo, tra completi sartoriali strutturati “ad anfora”, per mettere in risalto il punto vita, bodysuit scultorei, naked dress a rete che svelano il corpo, mini dress da ballerina finemente ricamati, sete rigide con ricami floreali, maxi dress in tulle che conservano una struttura definita, mini abiti con specchi trompe l’oeil che rappresentano l’unico atto di “ribellione” dello show.
Per carità, tutto trasuda know-how e magistrale perfezione artigianale, fiore all’occhiello della Burton anche ai tempi di McQueen, ma la percezione di prevedibilità a tratti noiosa prende il sopravvento, rendendo il tutto piuttosto piatto. Sebbene siamo fermamente d’accordo che non sia necessario strafare per fornire delle collezioni convincenti, esiste un confine sottile dove il lirismo incontra il prodotto per dei tocchi unici e desiderabili.
La collezione FW25 di Givenchy ha parecchi pezzi vendibili, soprattutto per quanto riguarda capispalla e il tailoring con giacche che svelano le chiusure sul retro invece che sul davanti, ma nel complesso è troppo algida, forse troppo concentrata a fare “poco e bene” da essersi persa quel necessario tocco di follia, che permette di fatto a un direttore creativo di esprimere anche le sue visioni più recondite per lasciare il segno. Degni di nota gli accessori, con baguette rigide e dettagli placcati in oro così come le mini clutch da portare a mano. Belli anche i gioielli, geometrici e luminescenti, perfetti contraltari per arricchire una collezione fatta bene ma che non è stata in grado di rubarci il cuore, almeno per ora.
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