Buona la prima? A Sanremo 2025 domina il ritmo (e il passato), ma gli ascolti sono da record

Veloce, ma senza grandi colpi di scena. La prima serata di Sanremo 2025 – con Antonella Clerici e Gerry Scotti – parte in quarta, ma rimane ancorata un po’ troppo al passato. E nonostante questo registra l’impossibile, almeno alla vigilia, sorpasso su Amadeus: 65,3% di share, oltre 12.600.000 spettatori in total audience. Il quarto festival di Carlo Conti, il primo d.A. (dopo Amadeus), è già da record – il più visto dal 2013 in termini di spettatori. Dati straordinari, che però ci fanno sperare che il meglio debba ancora venire, in termini di qualità, nelle prossime serate. Ma com’è andata, quindi, questa nuova prima volta di Conti?

Liscia come l’olio, audio dei primi secondi permettendo. Praticamente inesistenti le polemiche, nessun infortunio dopo i casi Michielin e Kekko dei Modà – tranne il brivido con Jovanotti che ha rischiato di scivolare all’ingresso dell’Ariston -, ma soprattutto un nuovo credo, che qualche mese fa poteva risultare quasi eretico: il rispetto integerrimo della scaletta. Tanto addirittura da anticiparla, con buona gioia di Carlo Conti che non ha smesso di sottolinearlo nel corso della serata. All’una di notte tutti i 29 cantanti in gara si erano esibiti. Un miraggio con Amadeus, che ci aveva abituati al suo stile, il cui scheletro dei suoi festival è stato in qualche modo smantellato in diversi punti da Conti. Ritmo frenetico, ma soprattutto niente monologhi. Tranne quello di Papa Francesco – si scherza -, in un videomessaggio sulla pace.

Jovanotti ci ha dato una dose di serotonina, tra medley, il Rockin’1000 e Tamberi che ha svelato di puntare a LA 2028. In gara, le nostre menzioni d’onore combaciano con le scelte emerse dalle prime votazioni della sala stampa, con Giorgia (mattatrice indiscussa), Simone Cristicchi (commovente) e Achille Lauro (giovane, incosciente, elegante e bravo). Ma allo stesso modo con piacere accogliamo l’exploit, inaspettato per qualcuno, del cantautorato sano e bello, magari meno conosciuto dal pubblico mainstream, di Brunori Sas e Lucio Corsi. Due penne e voci singolari, in un mare di tormentoni o presunti tali.

[📸 Getty Images; IPA]

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