Gucci: who’s next? I nostri pronostici tra big name e nuovi talenti

Il brand “nero” della moda italiana. E no, non facciamo riferimento al colore, ma alla storia che fin dagli inizi ha caratterizzato il marchio Gucci. Certo, la cronaca nera ha sfortunatamente fatto la sua parte, contribuendo alla fama di maison maledetta, ⁠ma oggi ci interessa soprattutto parlare del ciclo di designer che hanno guidato il marchio dalla doppia G. Fatta esclusione per il periodo d’oro di Tom Ford, ancora oggi annoverato come espressione massima della fortuna di Gucci, e per i ricavi triplicati durante gli anni di Alessandro Michele, per il resto, il riciclo di direttori creativi è stato tutto tranne che roseo.

Dal brevissimo mandato di Alessandra Facchinetti fino a quello più duraturo ma non privo di criticità di Frida Giannini, la parabola di Sabato De Sarno è solo l’ultima di una lista che ne ha già fatti fuori parecchi. Lui, il designer che ha portato alla ribalta il “Rosso Ancora”, un impeccabile minimalismo sartoriale dopo gli eccessi di Michele e che conclude le sfilate con “Non voglio mica la luna” di Fiordaliso, al momento non ha rilasciato alcuna dichiarazione, nemmeno nel comunicato ufficiale della maison che ne ha annunciato ufficialmente le dimissioni. Per prassi, quando un direttore creativo lascia un’azienda, si unisce sempre alle dichiarazioni ufficiali del marchio, solitamente spendendo parole di riconoscimento e ringraziamento. Da Sabato De Sarno non abbiamo ricevuto nemmeno una virgola, il che ci lascia forse intuire che le modalità della dipartita non siano state proprio accomodanti. E se lui si fa fotografare in giro per Milano, nel pieno della sua quotidianità e in compagnia dell’amato bassotto, al momento l’unica domanda che scuote i piani alti, e non solo, del fashion system è scoprire chi sarà il suo successore.

Era da tempo infatti che si susseguivano voci su una sostituzione, merito, probabilmente, degli scarsi ricavi ottenuti dal marchio negli ultimi anni. E a dirla tutta, il toto nomi su chi potrà prendere in mano ⁠timone di Gucci è iniziato già da mesi, molto prima dell’addio ufficiale di De Sarno, avvenuto ieri, 6 febbraio 2025. Ci aspettavamo che portasse a termine quanto meno la sfilata co-ed, prevista per il primo giorno della Milano Fashion Week, il prossimo 25 febbraio, ⁠ma a quanto pare l’urgenza di accelerare i tempi era diventata prioritaria. La sfilata, curata dal team interno, sarà supervisionata da Davide Tosi, ex capo del merchandising, che dal primo febbraio ha assunto un nuovo ruolo nell’azienda del gruppo Kering.

Ma quindi, who’s the next? Storicamente, Gucci ha sempre puntato su designer “emergenti” piuttosto che sui grandi nomi noti ai più. Lo stesso Tom Ford subentrò a Dawn Mello, di cui era stato assistente in Gucci a partire dal 1990. Invece, questa volta, secondo i pronostici più accreditati, il brand potrebbe cambiare la sua strategia e puntare su un big name, per non dire una vera e propria fashion star. E quando si parla di star, non può non venirci in mente Hedi Slimane, che a quanto pare sarebbe tra i candidati più papabili per questa posizione. C’è chi dice che il designer francese abbia già acquistato casa a Milano, ma quel che è certo è che sicuramente l’impatto che potrebbe avere sulla maison sarebbe non di poco conto. Noto per il carattere spigoloso, la devozione assoluta e dettagliata al proprio mestiere, ma anche per dei capricci da vera e propria celebrity, Slimane è considerato tra i designer più acclamati e iconici di sempre. Dal suo debutto in Dior Homme, seguito dalle direzioni creative di Saint Laurent e Celine, ⁠ogni brand che ha toccato ne ha tratto beneficio economico grazie al suo know-how. Ma a una sola condizione: Slimane resta sempre Slimane, a prescindere dal brand dove lavora.

Tra silhouette slim, sartorialità glam rock e una narrazione sempre votata a raccontare il culto di una giovinezza “smarrita ma maledettamente chic”, se Slimane dovesse realmente entrare in Gucci, forse potremmo, in maniera del tutto sommaria, già farci un’idea di cosa porterebbe in passerella. Forse ci sarebbe un recupero dell’archivio, ma senza dubbio senza mai compromettere la sua essenza e il suo punto di vista. In questo senso, potremmo quasi assimilare il suo approccio a quello di Alessandro Michele, che,⁠ allo stesso modo, da Gucci come in Valentino, vuole tener fede ai propri mondi di riferimento. E se Michele fu per Gucci una vera e propria manna dal cielo in termini di vendite, questo potrebbe replicarsi anche con Slimane. Dopotutto, le sue direzioni creative sono sempre state molto fruttuose; bisogna solo capire se la scelta più sensata per un marchio che ha già attraversato innumerevoli cambiamenti sia quella di affidarsi alle mani di un genio creativo ma dalla visione molto univoca. Da una parte, potrebbe azzerare tutto e ricominciare un capitolo solido, dall’altra potrebbe essere l’ennesimo scossone che porterebbe il pubblico e i clienti nella confusione e nelle condizioni di doversi “adattare”, per l’ennesima volta, al nuovo corso della maison.

Secondo nome sulla lista dei candidati, un’altra signora della moda, Maria Grazia Chiuri. Il suo addio alla maison Dior sembra ormai questione di pochi mesi, probabilmente in seguito alla sfilata couture che si terrà a Roma il prossimo maggio 2025. Del resto, quale modo migliore per salutare un brand se non con uno show nella città natale? Alcune voci di corridoio affermano che la direttrice creativa non solo sia in procinto di sciogliere ogni legame con Dior, ma con l’intero gruppo LVMH, “colpevole” di non averle offerto una nuova posizione creativa per un altro brand del gruppo. Ma LVMH sembra probabilmente molto più interessato ad accogliere il nuovo successore della Chiuri, Jonathan Anderson. Ormai la combo Anderson/Dior è sulla bocca di tutti, e il direttore creativo di Loewe, sebbene non abbia ancora annunciato ufficialmente le dimissioni, con l’assenza dalle passerelle invernali, ha già fatto ben intendere che stia vivendo un momento di cambiamenti viscerali. E se Chiuri lascia il posto ad Anderson da Dior, potrebbe dunque dirigersi da Gucci? Per molti, la sua expertise manifatturiera e la sua moda “rassicurante” potrebbero essere gli elementi giusti per portare avanti un marchio che ha bisogno di stabilità ma che ha soprattutto fatto, da sempre, della pelletteria il suo zoccolo duro. Ma, immaginando almeno un anno di patto di non concorrenza, un suo approdo da Gucci sembrerebbe al momento impraticabile. Soprattutto dopo l’addio così repentino a De Sarno. Inoltre, sempre più voci la vorrebbero alla direzione creativa di Fendi, un marchio che secondo noi potrebbe darle molto in termini di espressione creativa.

Se invece Gucci volesse continuare la sua policy di puntare su talenti junior, il nome più accreditato potrebbe essere quello di Dario Vitale, tra i talenti poco noti al grande pubblico ma con una comprovata esperienza alle spalle. Nel suo caso, quella nell’ufficio stile di Miu Miu, di cui è stato designer director per anni al fianco di Fabio Zambernardi, che a settembre dello scorso anno ha lasciato la posizione di guida operativa della label di Miuccia Prada e ora sarebbe corteggiato su più fronti per tornare sulle scene. Secondo alcune fonti, Vitale sarebbe pronto a sbarcare da Versace e prendere il posto di Donatella che, dopo anni e anni, sembra essere pronta a ritirarsi dalla direzione creativa del marchio fondato dal fratello. Tuttavia, al momento non vi è nessuna conferma ufficiale in merito, e Vitale potrebbe essere il candidato perfetto per ricoprire il ruolo di direttore creativo di Gucci, a patto di non seguire le orme di Sabato De Sarno, fatto fuori in breve tempo. Infine, meno accreditate le voci che potrebbero puntare anche su un ritorno nel gruppo Kering di Daniel Lee, il designer che ha avuto il merito di riportare in auge Bottega Veneta ancor prima dell’arrivo di Blazy, e che al momento ricopre la direzione creativa di Burberry, seppur tra alti e bassi. A noi, questa possibilità, sembra alquanto improbabile eppure non sarebbe per nulla disastrosa; Lee ha dimostrato di avere un’ottima capacità di interpretazione degli accessori e di saper leggere i codici della contemporaneità. In un certo senso, potrebbe essere uno step successivo alla visione portata avanti da De Sarno, con cui condivide una certa tendenza al quiet luxury.

Al momento ogni supposizione si basa su voci di corridoio e nessuna certezza, ma quel che è auspicabile, al netto di tutto, è che i vertici del gruppo Kering possano fare una scelta consapevole e soprattutto dettata da logiche a lungo termine. Ben vengano i cambiamenti, ma sostituire direttori creativi con la stessa velocità con cui si cambia la marca di cereali per la colazione ci sembra una strategia ben poco vincente. ⁠E il calo delle vendite lo ha ampiamente dimostrato.

[📷Instagram: gucci]

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