Ha meritato una standing ovation Willy Chavarria, e non poteva essere altrimenti. Ieri, 24 gennaio 2025, il designer americano ha segnato il suo debutto parigino con l’omonimo brand, trionfando tra applausi e consensi con una collezione che non solo è stata convincente stilisticamente, ma soprattutto portatrice di un messaggio molto più profondo, in cui l’abito stesso diventa mezzo oltre che oggetto.
Chavarria ha già dimostrato ampiamente di essere una voce “necessaria” in questo momento storico, in cui l’incertezza e una certa piattezza di contenuti hanno dominato molte stagioni. Lui, invece, con il suo vibrante patrimonio culturale, in cui il folklore del Messico incontra lo streetwear made in Los Angeles, dove la mascolinità più tradizionale si fonde con l’erotismo fluido, dove una certa malinconia poetica tutta latina diventa canto internazionale, e dove si elogiano sentimenti universali come l’inclusività, l’accettazione e l’esaltazione della diversità, il rispetto delle sottoculture e i diritti civili.
E con la FW25 “Tarantula” presentata a Parigi, questi concetti fondamentali non solo sono emersi con ancora più forza, ma sono stati anche arricchiti dalla magia senza tempo della capitale della cultura europea, per un mix suggestivo in cui Europa e Latino America si incontrano e si fondono in uno sposalizio di creatività universale, che non conosce limiti geografici, né fisici, né tantomeno di genere.
La location, una chiesa episcopale americana situata su Avenue George V tra la Senna e gli Champs-Elysées, ha conferito allo show un’atmosfera intrisa di misticismo; per tutti gli ospiti, una rosa rossa attendeva al posto assegnato. Lo show ha presentato look sia maschili che femminili e ha incluso diversi volti noti, come il cantautore colombiano J Balvin, che si è esibito dal vivo, il rapper Tokischa, la cantante Becky G, il DJ Honey Dijon, la star del reggaeton Ozuna e l’attrice Indya Moore.
I codici cari al marchio ci sono tutti: un tailoring squisitamente rivisitato in chiave gangster, una reinterpretazione contemporanea del tipico completo della cultura latinoamericana Zoot, dandy style, e una collaborazione con Adidas. Il tutto raccontato attraverso tessuti preziosi e sontuosi come velluto e raso cangiante, nelle tonalità più ricche e corpose, così come nel nero, che traduce perfettamente le silhouette femminili, sinuose nei midi dress abbinati a collant velati al ginocchio.
Non mancano nemmeno i riferimenti alla California centrale della Valley, luogo in cui Chavarria è cresciuto insieme alla sua umile famiglia, a contatto con la terra selvaggia. Li ritroviamo nei cappelli da cowboy rifiniti con decori floreali e nei completi workwear con giacche strutturate dalle spalle ampie. Così come non mancano i richiami alla città che ha ospitato lo show, Parigi, rappresentata nelle giacche bouclé in pieno stile Chanel. E poi rosari tenuti tra le mani e maxi bag in pelle: una collezione intensa, vastissima e tutt’altro che rassegnata a restare sottovoce. Willy Chavarria ha letteralmente urlato la sua denuncia, personale ma condivisa, contro le disparità di genere e non solo, e il suo messaggio è arrivato chiaro e forte. A Parigi, come a New York, tutto il mondo è paese e ha bisogno di reagire.
[📷 willychavarria.com]