Se pensavate che la moda fosse una questione di eleganza e raffinatezza, benvenuti nel 2025: l’era in cui visual e campagne pubblicitarie sembrano usciti da un sogno febbrile o dal feed TikTok di un adolescente troppo caffeinato. Dimenticatevi le top model irraggiungibili che attraversano maestose le passerelle più ambite: oggi si parla di Alex Consani ricoperta di cetrioli, di mini-bag addentate con foga animalesca e culturisti oliati che sollevano gli item di punta di una collezione come fossero accessori da palestra. Questo è il regno della cringe culture nella moda, dove l’assurdo non è un incidente, ma una scelta ben studiata. E forse, in mezzo a tutto questo caos, c’è anche una riflessione più profonda: cosa dice di noi questa corsa al surreale? La verità è che un’immagine goffa, imperfetta e ridicola, è più memorabile del quadretto perfetto e immacolato a cui la moda ci ha abituati per decadi. E ovviamente, con tutta probabilità saremo più invogliati a condividerla sui nostri social.
@loewe Okay now Ambika’s turn to lift the bodybuilders. #LOEWE #AmbikaMod ♬ original sound – LOEWE
Jacquemus, ad esempio, nelle scorse settimane ha fatto scalpore con una fashion campaign che assomiglia a una puntata alternativa di “MasterChef”: Alex Consani, eletta modella del 2024 e icona della Gen Z, è stata ritratta interamente ricoperta di cetrioli. Che sia una critica ai trattamenti di bellezza fai-da-te, un commento sul consumismo o semplicemente un meme vivente, l’importante è che se ne parli – e che si condivida, ovviamente.
Allo stesso modo Pucci, sui propri canali social, ha portato l’assurdo a un livello “mordace”: Amelia Gray che addenta una borsa con passione, dopo aver pronunciato lo slogan “eat my Pucci” – con tanto di sottotitoli, a scanso di equivoci. Non solo una trovata incisiva per vendere un accessorio, ma un’immagine cringe che provoca un misto di divertimento e straniamento, e che soprattutto non si dimentica facilmente.
@burberry Hot chocolate with artist Slawn and entrepreneur Tallula #WrappedInBurberry #Burberry ♬ original sound – Burberry
Ma anche Burberry ha deciso di sorprendere, seppur in un modo completamente diverso. Rinunciando ai palazzi sontuosi e alle cene di gala, il brand ci porta per strada, in campagna o tra il traffico urbano, con persone comuni che sorseggiano tè come da tradizione inglese. Perché il lusso si può celebrare ovunque, anche accanto a un cassonetto o in una stalla.
Poi c’è Balenciaga, che da anni spinge l’idea di campagna pubblicitaria in un territorio completamente nuovo. I suoi contenuti video, che sembrano usciti da un vecchio videogame per la PS2, giocano con proporzioni distorte e un’estetica volutamente alienante. Il risultato è quasi disturbante, ma proprio per questo irresistibile e riconducibile all’identità del marchio. Alexander Wang, invece, ultimamente ha puntato su una provocazione più tradizionale, ma non meno efficace: un sexy car wash in cui modelle in biancheria intima lavano un’auto (brandizzata, ovviamente) con movenze che ricordano i videoclip degli anni ’80. E tra polemiche e fascinazione, anche l’omonimo stilista, nell’ultimo periodo, riesce sempre a far parlare di sé.
Ci sono poi gli sketch rurali e demenziali di Collina Strada, le challenge di Marc Jacobs e i siparietti televisivi di Moschino, dove il kitsch diventa l’elemento principale per attrarre l’attenzione dello spettatore, mentre Loewe si avvale della collaborazione con comici e personalità amate sul web, come Alice Moitié e Ambika Mod. La lezione è chiara: nella moda oggi essere stravaganti, strani e anche un po’ imbarazzanti non è più un rischio, ma una necessità. In un mondo dove ogni contenuto compete per un secondo di attenzione, il cringe sta diventando il nuovo lusso.
[📸 Instagram: jacquemus]