Mentre tutti gli altri annaspano, il Gruppo Prada continua a guadagnare consensi e ampliare il successo delle vendite. Con risultati tangibili e numerici, ma anche di riconoscibilità globale. Stiamo parlando del Gruppo Prada che, nel clima di generale “recessione” del lusso, continua a generare risultati positivi, affermandosi senza dubbio come indiscusso leader della moda italiana e internazionale. Sono sicuramente due i marchi di punta dell’azienda ad averne favorito la crescita, Prada e Miu Miu, con quest’ultimo, in particolare, che si è imposto sulla scena del fashion system internazionale generando un hype e una desiderabilità mai visti prima.
Un’evoluzione del marchio “young” di Prada, che ha saputo abbracciare le sub-culture urban tanto quanto i circoli letterari, creando realtà polifunzionali dove cultura, arte e moda potessero convergere, dando ampio spazio anche alle voci più giovani. Non è un caso che il brand sia stato tra i partecipanti all’ultima edizione di Art Basel di Parigi.
Per quanto riguarda il marchio storico e più istituzionale del gruppo, Prada, anche questo ha continuato a crescere, anche se con ritmi più moderati; il brand diretto da Miuccia e Raf Simons ha incrementato i prezzi, ma i suoi clienti più affezionati continuano ad acquistare bestseller come la borsa Galleria o gli accessori in nylon.
Andrea Guerra – che in precedenza ha lavorato in aziende come Luxottica, Eataly e LVMH – è il primo amministratore delegato del gruppo Prada al di fuori della sua famiglia fondatrice. Ha pilotato con successo l’impero della moda milanese dal 2023 mentre cerca di fare progressi sui suoi piani di successione e continuare a sovraperformare i concorrenti in un mercato del lusso attualmente difficile.
In un’intervista rilasciata a BOF, il CEO ha cercato di spiegare i motivi del successo dell’azienda, nonostante il clima generale che è tutt’altro che roseo. Per quanto riguarda Miu Miu, che nel 2024 ha segnalato prestazioni spettacolari, Guerra ha sostenuto quanto il brand, sebbene abbia apportato delle modifiche creative e ispirazionali, negli ultimi tre anni è tornato anche al recupero di un heritage che non si distaccasse troppo dalle premesse originarie. Insieme a questo, c’è sicuramente il forte senso di community che il brand è riuscito a esprimere, credendo fortemente in valori e settori che spaziassero dall’arte alla letteratura, e in cui i suoi estimatori e clienti sono riusciti a riconoscersi con autenticità.
Il gruppo Prada in generale vanta una una solida base di appartenenza, un senso di “famiglia” che negli anni non ha mai tradito se stessa. Un’appartenenza che ritroviamo in Luna Rossa, la squadra di vela italiana per l’America’s Cup, che è la “nostra squadra” come la definisce Guerra. Lo stesso vale per Fondazione Prada, che il CEO definisce il “nostro museo”. La signora Miuccia stessa non ha mai celato, nelle interviste che l’hanno vista protagonista nel corso degli anni, l’importanza della cultura in questo settore, e di come fosse indispensabile creare una rete connessa, stimolante e condivisa, di diversi settori culturali. Non è un caso che il Gruppo Prada si sia cimentato con successo in tutte le attività che vadano ben oltre la moda.
«Il marchio Prada è credibile nello sport, nella cultura, nelle arti. Siamo rilevanti come marchio di lifestyle come lo siamo per una notte glamour. Quindi Prada è naturalmente “poliedrica” [multi-sided]: è un elemento vivente che è in grado di rivolgersi e vivere in parti molto diverse della tua vita. Non molti marchi sono in grado di farlo».
Per quanto riguarda la vendita al dettaglio nei negozi, Guerra afferma: «i negozi sono uno strumento che è completamente cambiato negli ultimi sei, sette anni in Prada; siamo sempre stati un’azienda molto orientata al marchio, orientata all’immagine, orientata al prodotto, ma non necessariamente la migliore nelle relazioni con i clienti.
Stiamo dando molta importanza all’experience in store perché sono l’epicentro di quella relazione tra marchio e consumatore finale. Le persone non vogliono solo un tag, le persone vogliono vivere all’interno di un brand. Vogliono sapere cosa pensiamo, come ci comportiamo, per entusiasmarsi insieme a noi».
Andrea Guerra ha poi parlato dell’iperinflazione, facendo riferimento all’aumento dei prezzi registrato negli ultimi anni. «I prezzi non sono solo aumentati inutilmente. Ci sono segmenti del mercato in cui i prodotti, i sogni, le esperienze hanno davvero permesso prezzi più alti. Ma alcuni marchi che hanno aumentato i prezzi, avrebbero forse fatto meglio a fare un passo indietro».
La cosa più importante secondo il CEO italiano è quella di continuare a far sognare i clienti con prodotti credibili ed experience uniche; mai tradire i consumatori più affezionati, a qualsiasi prezzo un brand stia venendo una borsa o un abito, è importante continuare a fidelizzarli con esperienze d’acquisto positive.
Infine, sulla “competizione” con i grandi colossi del lusso come LVMH, Guerra sostiene che a fare la differenza sarà l’intelligenza, una comunicazione veloce e creativa ma soprattutto “semplice” ed efficace, che possa arrivare diretta al cuore dei consumatori, permettendo loro di continuare a sognare insieme al marchio.
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