Tommy Hilfiger: il designer ha ricevuto il Premio Visionary 2025 dalla National Retail Federation

Il mondo della moda è unanimemente concorde sul fatto che Tommy Hilfiger è sempre stato un passo avanti. Nel corso dei suoi oltre 40 anni di carriera, il designer è stato un pioniere in quello che oggi è un concetto fondamentale, ovvero la costruzione di una community attiva e internazionale, abbracciando l’inclusività, collaborando con gli amabassador del marchio e creando collaborazioni degne di nota, tutte strategie che hanno contribuito alla crescita dell’azienda, che è arrivata a raggiungere circa i 9 milioni di dollari di vendite globali.

La capacità di Hilfiger di identificare e quindi capitalizzare le tendenze – nel design e nel business – è stato uno dei motivi per cui la National Retail Federation gli ha presentato il Visionary Award 2025 alla sua annuale convention tenutasi ieri, 13 gennaio 2025, come sempre a New York.⁠ Hilfiger ha conversato a lungo con l’amministratore delegato di NRF, Matt Shay, ripercorrendo i momenti salienti della sua carriera di successo.

Tutto è iniziato 40 anni fa, quando Hilfiger decise di aprire un negozio nella sua città natale alle porte di New York, Elmira, chiamato People’s Place, dove si vendevano per lo più jeans. Da un piccolo negozio a un successo globale con un lifestyle riconoscibile in tutto il mondo, il processo è stato sia lungo che ambizioso, ma soprattutto riuscito.

Sin dal principio, il suo punto di differenziazione è stato quello di “connettersi con la cultura pop”, come ha dichiarato il designer stesso durante la conferenza: «quella che io chiamo fama, moda, arte, musica, intrattenimento e sport, con celebrità e principalmente musicisti che mantenessero vivo il marchio». Questa strategia ha fatto sì che i clienti si innamorassero immediatamente del progetto di People’s Place, incrementando la nascita di una community sempre più ampia.

«Pensavo che soddisfare le persone interessate alla musica e alla moda sarebbe stata la mia missione», ha continuato. «Penso che ogni azienda debba avere una sorta di missione definita, e questo era la mia». Questo approccio ha attratto anche una vasta gamma di persone, che si sentivano accolte in un clima generale dove moda, pop culture, musica e inclusività andavano di pari passo.

Anche se la sua portata si è ampliata nel corso degli anni, la musica ha sempre giocato un ruolo importante nel brand. È iniziato tutto negli anni ’60, nel pieno fermento di Woodstock e delle rockstar britanniche, che avevano uno stile unico e riconoscibile, che Hilfiger ha cercato di replicare anche per la sua clientela, e che gli ha permesso con il tempo di avvicinarsi e collaborare con le star della musica internazionale. Da Britney Spears a Beyoncé a Lenny Kravitz a David Bowie e Iman e The Rolling Stones, non c’è nessuno che non abbia vestito almeno una volta.

Poi è arrivata Hollywood e il mondo dello sport, con ambassador di spicco come Gigi Hadid, Zendaya, Lewis Hamilton tra gli altri. Per quanto riguarda le strategie di vendita, anche in questo senso Tommy Hilfiger è da considerarsi un anticipatore dei suoi tempi. «Invece di fare sfilate di moda e consegnare i vestiti sei o nove mesi dopo, volevo che il consumatore fosse in grado di acquistare immediatamente dopo quello che aveva visto e apprezzato in passerella», un sistema che oggi è riprodotto da molti ma che ai tempi era una vera e propria svolta.

Capacità di svolta e di essere sempre all’avanguardia, ma senza mai dimenticare le origini e il passato, perché l’identità del marchio è solida e ben definita. «Vorrei che il marchio durasse per sempre e fosse noto per aver aiutato gli altri, in particolare i giovani talenti che potrebbero non trovare le opportunità che potremmo offrire loro attraverso presentazioni e il mentoring», ha concluso lo stilista, dimostrandosi ancora una volta un top player generoso e sempre un passo avanti.

[📷 MEGA]

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