Velluto a costine: come renderlo più attuale che mai

Il velluto è uno dei grandi classici del winter look, o quanto meno uno di quei tessuti che prima o poi tutti abbiamo voluto nel nostro armadio. È seducente, perché la sua texture morbida e lussuosa, sa essere avvolgente e sontuosa, confortante e preziosa, incredibilmente tattile eppure visivamente evocativa. Un tessuto che, sin dall’antichità, esprime ricchezza, desiderio e lusso, e non a caso era tra i materiali più indossati dalle classi privilegiate dei nobili delle corti europee.. Poche cose esprimono gioia come un bel fiocco di velluto, spesso considerato l’accessorio per eccellenza delle bambine più leziose, ma che ha pian piano visto un recupero anche tra le chiome delle donne più adulte. Il velluto è vanitoso e regale, e piace proprio perché conferisce quell’allure di sfarzo esclusiva e senza tempo, eppure mai considerata eccessiva.

Se però il velluto è quello a costine, la sinfonia cambia. Must have, soprattutto per gonne e pantaloni, degli armadi di uomini e donne, il velluto trattato a coste ci richiama immediatamente a un immaginario molto diverso: gli intellettuali degli anni ’70, i circoli politici sovversivi, le campagne con paesaggi autunnali a tinte calde, gli studenti di qualche prestigioso college britannico per uno stile “Academy” che è stato recentemente di gran tendenza; e ancora quello indossato da Bob Dylan e altri cantanti della Beat Generation, quello indossato da Diane Keaton in “Io e Annie” di Woody Allen, quello ironico e abbinato a pull pastello dei “Tenenbaums” di Wes Anderson. Il velluto a costine, per quanto affascinante, si porta con sé un sentimento vagamente malinconico, come di un libro dimenticato tra gli scaffali di una biblioteca in legno di noce. Ci racconta di una storia, ma affinché questa storia possa continuare a vivere con credibilità anche nella contemporaneità, ha bisogno di un’interpretazione convincente nel presente. Della serie, vintage ma non troppo. In alcuni casi, come nei cargo di Carhartt, l’esperimento è riuscito e non è un caso che siano tra i pantaloni più apprezzati da uomini e donne di ogni generazione. Nella declinazione salopette poi, sono letteralmente irresistibili. Ma quanti altri possono dire di aver compiuto lo stesso goal stilistico?

Il trattamento a coste ha in realtà origini antichissime: risale addirittura all’antico Egitto, quando la città di Al-Fustat divenne un centro per la produzione di materiali intrecciati e diede il nome a un tessuto battezzato “fustian”, praticamente il precursore del velluto a coste, senza le creste o quelle che in inglese vengono comunemente chiamate “wales”. Per quelle dobbiamo aspettare il XVIII secolo, e nel 1800, il fustian era diventato “il proverbiale tessuto degli operai”, grazie alla sua resistenza. Il “Corduroy” come viene chiamato nei paesi anglofoni, vanta anche un appreciation day, tanta è la sua fama, che è l’11 novembre. Una fama che continua a conquistare anche le passerelle internazionali: secondo Tagwalk, il motore di ricerca di moda, c’erano almeno 148 diversi look di velluto a coste sulle passerelle Fall Winter 2025 da uomo e da donna, con marchi diversi come Brunello Cucinelli, Ralph Lauren e Tommy Hilfiger, per cui il velluto a costine resta un vero punto fermo delle proprie collezioni. Ma lo abbiamo visto anche in Eckhaus Latta e Sacai.

Ma qual è il modo giusto per indossarlo e non sembrare dei taglialegna dei boschi o uno scrittore scanzonato degli anni ’70 (anche se siamo sicuri che a molti quest’ultimo paragone lusingherebbe e non poco)? Innanzitutto il design dei pantaloni: o oversize o iper slim, ma assolutamente evitare le vie di mezzo. Poi, meglio abbinarlo a una giacca sartoriale o a una hoodie oversize che a un maglione di lana con rombi o trecce: l’effetto topo da biblioteca sarà così sventato. Infine, evitare le trame di poliestere, ma scegliere prodotti di qualità; più la riga è larga, più l’effetto è lussuoso.

[📷 ralphlauren.it]

Condividi l'articolo sui social: