Quando ho incontrato Pénélope per la prima volta, in un bistrot del 10th arrondissement di Parigi, ho avuto immediatamente la sensazione di trovarmi davanti a una persona dall’entusiasmo contagioso, un fiume in piena di energia ma soprattutto ricco di grandissima esperienza e passione. Con uno spirito autenticamente parigino ma contaminato da una genuina e naturale curiosità di esplorazione e ricerca, Pénélope Blanckaert, dopo una comprovata esperienza ventennale nel mondo delle case d’asta, ha scelto di lanciare il proprio progetto, “PENELOPE’S”, un’asta mirata a rivoluzionare definitivamente il concetto di fashion auction.


Cresciuta respirando arte grazie al papà che era un collezionista di talento, da bambina è insofferente ai pantaloni alla zuava blu navy di Bonpoint e dalle scarpe per bambini Start Rite che sua madre le imponeva di indossare, e per questo crescendo cominciò a maturare uno stile personale tutto suo. Esperta e curatrice della moda del XX e XXI, Blanckaert ha scelto di fondare PENELOPE’S per celebrare la diversità e la ricchezza del design creativo. Un’asta digitale e di volta in volta – circa ogni 15 giorni – dedicata a un tema o un designer specifico, che combina pezzi da museo, prêt-à-porter e Haute Couture con accessori, bigiotteria, orologi, illustrazioni e fotografie, nonché oggetti da collezione e biancheria per la casa antecedenti al ventesimo secolo. I prezzi? Assolutamente democratici e adatti a ogni tipo di clientela, perché il fil rouge non è determinato dal costo dell’oggetto bensì dal suo potenziale stilistico e creativo, con un approccio che è più simile a quello di una stylist che a quello di un banditore di case d’aste.


Come mi ha raccontato lei stessa «L’idea nasce da una miscela di esperienza, incontri, maturità, guidati da un’intima convinzione: lo stile come strumento per la fiducia in sé stessi. Quando ho iniziato da Yves Saint Laurent ai tempi di Stefano Pilati, ho avuto la possibilità di assistere a un’asta dedicata agli anni ’70 e ’80 della maison. È stata una rivelazione; la scoperta dell’affascinante mondo delle aste, questo teatro vibrante dove passato e presente si incontrano per dare vita a nuove storie.

Dopo vent’anni di lavoro come esperto e curatore per case d’asta generaliste – intervallati da tre anni presso Artcurial dove ho creato e poi gestito il dipartimento “Fashion Arts & Hermès Vintage” – la voglia di costruire qualcosa che fosse mio era diventata evidente. Era giunto il momento di creare un’asta dedicata esclusivamente alla moda. Un parco giochi dove l’abito non è solo un oggetto di consumo ma anche un’espressione artistica e di una cultura in continuo movimento. Con PENELOPE’S voglio celebrare la ricchezza di questo universo riunendo maison storiche, creativi contemporanei, marchi dimenticati e lusso iconico. Incoraggiare l’espressione personale con un approccio democratico.
Su cosa basi la scelta dei temi delle aste settimanali?
Innanzitutto su cosa ci viene offerto! È da questa ricerca estemporanea, attraverso incontri, passaparola e fortuna che inventiamo di volta in volta temi che risuonano con lo spirito dei tempi o raccontano la storia di un guardaroba, di un creatore, di un periodo e perché no, di un prodotto, un colore, un disegno, un materiale. Qualunque cosa accada, nasce sempre un dialogo tra passato e presente. Rivisitare maison leggendarie, talenti dimenticati e giustapporre il quotidiano allo straordinario. Ogni vendita è una storia, una storia che trascende il tempo per offrire a ogni pezzo una nuova interpretazione. Le mie scelte sono guidate dall’intuito, a volte sono ardite, ma senza mai dimenticare l’aspetto giocoso del sistema.
I prezzi dell’asta partono da cifre molto competitive, che è molto raro. Perché hai scelto questo approccio “democratico” per il tuo format?
Credo fermamente che la moda debba essere accessibile. Da PENELOPE’S, una Kelly di Hermès da 5.000€ è affiancata da un abito Rive Gauche di Saint Laurent a 150€, un set di riviste VOGUE anni ’70 a 400€ e un vestito metallico Paco Rabanne a $ 100.000. Questa miscela permette a tutti, sia collezionisti esperti sia semplici appassionati di moda, di trovare il proprio posto. L’asta è soprattutto un incontro e mi piace l’idea che lo stile trascenda il prezzo. Sono sempre stata convinta che la moda non debba essere prerogativa di una élite, e per questo ho voluto adottare un approccio democratico e aprire le aste a un pubblico più ampio. L’adrenalina di un’asta, quella scarica di eccitazione fino al colpo del martello – virtuale nelle caso delle nostre vendite digitali- deve essere un’esperienza accessibile a tutti, a prescindere dal costo dell’oggetto acquistato. Questa diversità riflette la mia visione di una moda viva e inclusiva.
Da dove nasce la tua passione per il vintage e dove svolgi le tue ricerche?
La mia passione per la moda risale all’infanzia e all’immaginario della donna in continuo divenire che ho costruito instancabilmente sfogliando i cataloghi di corrispondenza come quelli de “La Redoute” o “Les 3 Suisses” negli anni ’80. Da adolescente ho cominciato a sviluppare un approccio personale e talvolta audace all’abbigliamento, che mi ha mostrato il grande potere trasformativo della moda e soprattutto dello stile personale. Successivamente, mi sono innamorata di questi pezzi portatori di storia, capaci di trasmettere emozioni e raccontare epoche. Sono sempre stata affascinata dalla loro capacità di catturare lo spirito di un’era, pur rimanendo sorprendentemente moderni.
Se potessi scegliere un solo marchio da possedere nel tuo archivio, quale sceglieresti?
Scegliere è quasi impossibile perché ogni maison ha un proprio linguaggio. Ma per gusto personale mi vengono in mente due nomi. Innanzitutto, Yves Saint Laurent, per la sua capacità di celebrare con coraggio la femminilità e di dialogare con le arti. Ogni pezzo proveniente dai suoi archivi è una lezione di stile ed eleganza senza tempo. E poi Comme des Garçons. Rei Kawakubo ha ridefinito i confini della moda, tra avanguardia e pensiero concettuale. Le sue creazioni, spesso percepite come sculture impossibili da indossare, sono un’esplorazione del corpo e dell’identità, un campo di sperimentazione, un laboratorio di idee dove l’abito diventa manifesto. Non sono monomaniaca e rifiuto il concetto di esclusività. Ciò che mi anima, invece, sono le mescolanze, i dialoghi, le sovrapposizioni, questi strati che si accumulano e si rispondono, creando sedimentazioni ricche di significato. Attraverso questi processi, dobbiamo assumerci i rischi connessi. Non è forse lo stile l’essenza stessa del mixare, e il mixare una metafora di libertà?

Qui una liste delle aste previste da PENELOPE’S nelle prossime settimane:
Paris Vintage #2: dal 4 al 16 dicembre 2024
Paris Chanel #2: dal 17 dicembre 2024
Fashion Goodies: dal 7 gennaio 2025
Per essere sempre aggiornati consultare il sito: https://www.penelopesauction.com
[© Laurent Julliand, Jérôme Macé, Tania & Vincent; Courtesy of 2e Bureau]