La magia del cinema è anche negli abiti: i film che hanno vinto il premio Oscar per i costumi

Certi abiti sembrano cuciti addosso, oltre che al personaggio, alla storia raccontata. Sarà per questo che nel 1949 l’Academy, alla 21ª edizione degli Oscar, ha deciso di dedicare un premio anche ai migliori costumi. Tra i vincitori è impossibile non ricordare Edith Head, colei che ha vestito personaggi ma soprattutto dive della Old Hollywood come Audrey Hepburn, Grace Kelly e Marlene Dietrich, ritagliandosi un posto nell’Olimpo dei grandi con 35 nomination agli Oscar e 8 statuette vinte.

Se dagli Stati Uniti ci spostiamo a Cinecittà, tra i nomi storici spiccherà sempre quello di Piero Gherardi, architetto del cinema che ha saputo raccontare la Roma barocca felliniana tramite abiti impeccabili e visionari. In Inghilterra, negli anni ’60, il genio di Cecil Beaton brillava altrettanto: vincitore di due Oscar per i costumi e uno per la scenografia, portò nelle sue creazioni l’influenza della sua passione per la fotografia e il disegno. Riconoscimenti che rendono quella dei costumisti una delle categorie più importanti del mondo del cinema, capaci di creare una caratterizzazione memorabile di un personaggio al di là dell’attore che lo interpreta, ma anche il mood perfetto per farci immergere nell’atmosfera del film. Come quelle dark di Tim Burton, che più volte per i costumi ha collaborato con la celebre Colleen Atwood, colei che tra le altre cose ha creato la maschera del dottor Lecter ne “Il silenzio degli innocenti”.

Tornando in Italia colui che più tra tutti ha contribuito a innovare la concezione di costume, pensandolo come componente fondamentale nella definizione del personaggio, è Piero Tosi, candidato a cinque Academy e vincitore del premio Oscar alla carriera nel 2014. È colui che creò il tailleur di Anna Magnani in “Bellissima” o l’abito da ballo di Claudia Cardinale ne “Il Gattopardo” e il frac di Paolo Stoppa. Milena Canonero, allieva di Tosi, nota per il suo gusto iperrealista, spazia dal romanticismo di “Marie Antoniette” al vintage sofisticato di “Grand Budapest Hotel”, due dei quattro film che le sono valsi l’Oscar. Un assaggio di un mondo straordinario dove i costumi non sono semplici dettagli, ma protagonisti.

[📸 IPA]

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