La Talpa: non è un ritorno, ma un nuovo capitolo coraggioso rispetto al passato

Tattica, diffidenza, suspense. “La Talpa” è tornata, ma non la conosciamo. E non ci riferiamo solo all’”impostore” segreto che tenterà di ingannare tutti nel programma. Ma al format che ha vissuto nuova linfa nel racconto. Saranno stati i 16 anni dall’ultima edizione, sarà che il linguaggio televisivo è irrimediabilmente cambiato, così come la vita di questo format, nato in Olanda, che almeno in Italia ha avuto un passato diverso. Partito sulla Rai, addirittura condotto da Amanda Lear solo per una puntata, è Paola Perego il volto che il pubblico italiano ha associato al format, traslocato su Mediaset e portato al successo nelle due edizioni andate in onda, l’ultima nel 2008. C’era il televoto, c’era uno studio e il pubblico, c’era una struttura di reality più tradizionale, o almeno di reality a cui siamo più abituati. Poi il vuoto, il silenzio, le voci che lo volevano di nuovo in onda, i rinvii e finalmente la nuova edizione.

Dimentichiamoci dello Yucatán in Messico, del Kenya e del Sudafrica, della diretta, degli inviati e dei collegamenti a migliaia di chilometri. Perché la nuova edizione è stata realizzata a Viterbo e il che non è necessariamente un male. Merito del nuovo taglio scelto per il racconto delle avventure e delle sfide dei 10 partecipanti, che intraprende più la via del docu reality, simile alla versione statunitense “The Mole”, approdata su Netflix nel 2022, o al filone intrapreso anche da molti reality nostrani. Allo studio e agli applausi del pubblico subentra “La corte delle spie”, con la padrona di casa, per la prima volta alla guida di un reality su Mediaset, ovvero Diletta Leotta. E il volto di DAZN, nonché speaker di Radio 105, assolve bene al suo compito, raccordando senza intoppi lo show, le discussioni tra i concorrenti e le varie prove. Non ha bisogno di strafare, vuoi perché comunque non ce n’era bisogno, specie all’esordio della sua esperienza su Canale 5, vuoi perché siamo solo alla prima puntata e, benché ci siano già stati i primi accenni di dissapori, la carne sul fuoco era tanta, per riabituare gli spettatori a un format rimasto in cantina per troppo tempo.

Ha vinto il buonismo, all’inizio, figlio del poco tempo trascorso insieme dai concorrenti, che addirittura “sperperano” due volte il montepremi, la prima volta con Alessandro Egger per rientrare in gioco, la seconda con Marco Melandri, con un all-in tattico per non partecipare al quiz finale. Due membri di un cast che non ha accolto le grida degli utenti sui social, un po’ debole sui nomi per molti, ma che ha una buona commistione di personalità, che già ha lasciato intravedere materiale per scatenare quel caos psicologico tipico della “talpa”. E che proverà a raccontare l’anonimato dell’intruso in un gruppo, apparentemente coeso per aumentare il montepremi, ma dove in realtà trionfa, essendo una gara, l’individualismo. Di sicuro la scossa che ci si aspetta dalle prossime puntate è nelle sfide, per ora ancora blande, decisamente in controtendenza rispetto a quelle a cui il programma ci aveva abituato. Ma forse il grande errore che possiamo commettere è proprio quello di provare a comparare, perché “La Talpa – Who Is The Mole” è un capitolo a parte rispetto a quello che avevamo visto anni indietro. Motivo per cui, forse, avrebbe senso analizzarlo come un programma nuovo. Per questo l’esperimento di Mediaset è coraggioso e godibile.

[📸 Davide Alvino]

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