Fashion Vintage: è giusto o sbagliato sfoggiare abiti d’archivio sul red carpet?

L’ultimo Annual Academy Museum Gala, tenutosi lo scorso 19 ottobre 2024, ne è stato l’ennesima conferma: i capi d’archivio sono i più desiderati sul red carpet, e le celeb fanno a gara per sfoggiare le creazioni più rare e irripetibili di collezioni iconiche. Una sapiente e accurata ricerca da parte degli stylist, che si traduce in look riusciti, come quello sfoggiato da Kaia Gerber, ad esempio, che ha indossato un Givenchy Couture FW97, disegnato da Alexander McQueen. Un modo per riportare in auge anche dei momenti spesso ingiustamente dimenticati della storia della moda, che possa rendere giustizia a capolavori artigianali anche nel presente. Tuttavia, le scuole di pensiero su questa tendenza sono due e diametralmente opposte: c’è chi sostiene che il vintage d’alta moda debba essere reinterpretato nella contemporaneità e chi sostiene che debba essere lasciato nel passato, come testimonianza di una memoria gloriosa ma, appunto, ormai trascorsa.

Che la moda stia guardando spesso al passato è un dato di fatto; lo abbiamo visto nelle recenti collezioni di maison come Gucci, Valentino e Prada, che hanno messo in atto ormai da diverse stagioni il recupero degli archivi. Riscoprire il fulcro e l’heritage di un brand è sempre un processo fondamentale, che in teoria non dovrebbe mai essere completamente dimenticato nel corso del tempo. D’altro canto, il definire una nuova collezione solo attraverso il recupero del passato, potrebbe anche essere il sentore di una mancata creatività nel presente. Non c’è più voglia di prendersi dei rischi, di osare, di pensare a qualcosa che possa fare da spartiacque? Questo non significherebbe tagliare completamente la testa al passato, ma imparare a dar credito a un marchio anche attraverso la sua evoluzione, un processo che fino a pochi anni fa era considerato tanto scontato quanto necessario. Di conseguenza, anche la scelta, da parte di personaggi famosi, di indossare capi vintage per occasioni ed eventi speciali, deriverebbe in una mancanza di offerte convincenti nelle collezioni attuali? Con un abito capolavoro di una collezione dell’87 o del 2004, una star ha quasi la certezza matematica di riuscire a catalizzare l’attenzione su di sé sul tappeto rosso; potrebbe dire lo stesso se indossasse una collezione del 2024?

La verità è che i designer hanno smesso, rispetto al passato, di realizzare abiti da grande soirée, focalizzandosi principalmente sul dailywear: più utile, più funzionale, più destinato a durare nel tempo al di là dei trend passeggeri. Di conseguenza, di abiti che facciano letteralmente sognare, nelle ultime passerelle, ne abbiamo visti ben pochi. Gli archivi degli anni ’90 e 2000 ci parlano invece di un’altra società, e soprattutto di un altro sistema moda; c’era più ricchezza, c’era più trasgressione, più feste, e gli abiti del periodo riflettevano questa edonistica visione della vita. Chi oggi spenderebbe migliaia di dollari per un abito da sera iper decorato? Pochi, pochissimi. Inoltre, secondo alcuni, indossare abiti iconici del passato sui red carpet di oggi, toglierebbe ai vestiti parte di quella magia immortale a cui erano destinati. Insomma, sarebbe meglio ricordarli per quello che sono stati, piuttosto che portarli forzatamente nel qui e ora. D’altro canto, è anche giusto ricordare che parliamo di vestiti, e come tali la loro funzione è quella di essere indossati e non conservati come reliquie dietro teche di vetro. In definitiva non c’è una risposta univoca, ma c’è sempre da analizzare il singolo caso: un buono styling, adatto a rappresentare la personalità della celeb, risulta un lavoro ottimale a prescindere se il capo sia d’archivio o attuale. Così come non basta un capo d’archivio per rendere credibili, vedi Dua Lipa in vintage Chanel Couture ai Met Gala 2023. La verità come sempre sta nel mezzo.

[📷 Getty Images; IPA; MEGA]

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