Ondate di caldo estremo, siccità, inondazioni devastanti, piogge infinite e distruttive: l’impatto del cambiamento climatico negli ultimi anni è stato più evidente che mai e non sembra destinato ad arrestarsi. Il verificarsi di eventi tanto estremi ha effetti pesanti su una molteplicità di attività e settori produttivi, tra cui l’industria tessile e, in modo specifico, la moda di lusso perché particolarmente dipendente dalle materie prime di alta qualità, spesso derivanti da sistemi naturali e agricoli geograficamente limitati. Il gruppo Kering, insieme alla società di consulenza Bsr ha redatto un report dal titolo “Cambiamenti climatici: implicazioni e strategie per il settore della moda di lusso” che identifica sei materiali a rischio di estinzione: pelle bovina e di vitello, pelle di pecora e agnello, seta, vigogna, cashmere e cotone. Pericoli legati al clima, come l’intensificarsi della frequenza di eventi meteorologici violenti come uragani, siccità, inondazioni e precipitazioni, influiscono sulla disponibilità di acqua, sulla vulnerabilità della biodiversità e sull’interconnessione di tutti i sistemi naturali che porta a inevitabili scossoni anche nell’agricoltura e nell’allevamento.
Con condizioni meteorologiche sempre più calde e fuori stagione, sembra quasi ovvio che, a risentire degli effetti di questi stravolgimenti, siano anche le tendenze delle grandi maison; sembra infatti che il mondo sia sempre meno bisognoso di capi estremamente pesanti e coprenti, spingendo i designer a dover ripensare alcuni drop di prodotto, come quello della maglieria, che in molti casi viene spostato più avanti nell’autunno rispetto al canonico mese di settembre in cui i maglioni erano soliti arrivare nei negozi. Sin dalle origini, il modo di vestire degli esseri umani risponde a delle specifiche esigenze funzionali; l’uomo primitivo ha cominciato a vestirsi per coprirsi dal freddo, e ora sembra esserci un’inversione di tendenza. Se i modelli climatici che ci indicano come sarà la vita nelle zone comprese tra l’Europa e il mediterraneo, da qui al 2050 sono corretti probabilmente saranno sempre più richiesti tessuti leggeri e traspiranti per far fronte a temperature sempre crescenti, ma anche di design che favoriscano il rinfrescarsi del corpo, quindi indumenti non troppo attillati o fascianti.
Non è un caso infatti che, a differenza degli anni precedenti, le tendenze propongano sempre di più abbinamenti flessibili agli improvvisi cambi di clima che si possono affrontare anche nell’arco di una singola giornata; cappotti abbinati a mini skirt che lasciano le gambe scoperte senza l’ausilio di calze, trench coat leggeri indossati su stivali autunnali e mini dress, maglieria portata senza niente sopra, come se fosse sufficiente a coprire il corpo senza il bisogno di un capo outewear. Insomma, i trend attuali ci parlano di un concetto di anti stagionalità, per cui capi estivi e invernali possano facilmente intersecarsi tra loro, risparmiandoci spesso e volentieri il cambio stagione nell’armadio. Insomma, sarà sempre più frequente vedere persone indossare ciabatte e cappotti invernali, in un mix che fa dell’indecisione la risposta più corretta alla quale affidarsi. L’ennesimo fattore che ci parla della confusione del fashion system al momento, nonostante in molti addetti al settore si stiano impegnando sempre di più proprio al fine di evitare il disastro completo della crisi climatica, adottando soluzioni sostenibili ed eco-friendly. Al momento, dunque, non ci resta che sbizzarrirci con i capi più distanti tra loro del nostro guardaroba. Non c’è più spazio per assolutismi stagionali, ormai è una divisione solo simbolica.
[📷 Loewe.com]