Divisivo, dolce e malinconico: vi è piaciuto “Joker: Folie à Deux”?

“Ci vuole passione e molta pazienza”, diceva Ornella Vanoni in “Rossetto e cioccolato”, forse l’unica canzone non cantata in “Joker: Folie à Deux”. E ci vuole molta passione e pazienza ad amare e guardare i film musical, per qualcuno. Perché in fondo tutti (o quasi) coloro che hanno fatto un commento sulla pellicola di Todd Phillips con dei bravissimi Joaquín Phoenix e Lady Gaga, non si sono soffermati tanto sulle loro performance, quanto sul fatto che il secondo capitolo sull’eroe DC Comics fosse perlopiù cantato e sicuramente in controtendenza rispetto al primo capitolo. Per farla breve, l’impressione, una volta usciti dai 138 minuti di proiezione, è che questa pellicola non sia poi così malvagia come molti hanno detto. Ma il paragone con il primo capitolo è sicuramente inevitabile ed è per questo che il disappunto è stato palese. 

La dicotomia tra sogno e realtà (anche nei look)

Forse anche per quanto riguarda i look, su cui probabilmente ci aspettavamo qualcosa in più. Dopotutto, la coppia folle per eccellenza, ha sempre elargito spunti estremamente creativi, soprattutto all’interno del fumetto; parliamo di due villain che hanno fatto proprio dell’immagine eccessiva ed eccentrica, la perfetta traduzione del loro alter ego politicamente scorretto, ma sempre affascinante. Vale la pena sottolineare in ogni caso la dicotomia che si evince tra le scene di crudo e triste realismo, ambientate perlopiù nel contesto della prigione e dell’ospedale psichiatrico, e le scene invece sognate da Arthur/Joker, dove l’estetica tipica del musical di Broadway di altri tempi la fa da padrone. Alla mestizia drammatica della scala di grigi delle divise del riformatorio, volutamente lise e malridotte, si contrappone lo scintillio delle scene cantate.

Per l’Arthur di Joaquin Phoenix significa diventare nuovamente Joker, con i suoi completi classici dai colori pop e dall’anima controcorrente. Il personaggio di Lee/Harley Quinn, interpretato da Lady Gaga, passa da look daily decisamente trasandati a quelli glamorous da tipica star dei riflettori. Ci vengono in mente le dive degli anni ’60, tra mini dress luccicanti, abiti da grande soirée degni di un contest di ballo, con il sempre iconico make-up, vero fil rouge di connessione ai personaggi della DC Comics. Occhi bistrati di nero e ombretto sbavato nei toni dell’azzurro, bocca rosso sangue, il trucco è senza dubbio l’aspetto più riconoscibile della coppia, che ne fa un elemento d’unione per suggellare un amore a tratti tossico e surreale. Harley Quinn “sposa” concettualmente il Joker anche truccandosi come lui. Per quanto riguarda l’outfit, quello sfoggiato dall’attrice durante la scena del processo finale, è sicuramente il più degno di nota: giacca rossa, top a scacchi bianco e nero, mini in pelle e collant sempre a scacchi, possiamo dire che è in quel momento che la Lee di Todd Phillips è più Harley Quinn che mai, elemento non ritrovato in nessun’altra scena del film.

Il regista Todd Phillips ha chiuso il cerchio e dovrebbe abbandonare gli adattamenti DC. E il film sembra un all-in, che ha sicuramente diviso spettatori e social. Ma gli spunti sono tanti. Con un insieme di dualismi notevoli, quelli dello “spettacolo della vita” dei protagonisti, tra la malvagità e la follia, tra gli omicidi e l’amore, tra Arthur Fleck e Joker, tra il bene e il male, tra la fantasia e la realtà. C’è il pentimento, ma anche la voglia di rivalsa e la speranza nell’amore come antidoto purificatore per espiare i peccati. È surrealismo? Mica tanto. Perché le telecamere che inquadrano il processo del secolo, dell’assassino Arthur Fleck, sono tanto simili alla spettacolarizzazione dei casi di cronaca della tv del dolore dei giorni nostri. Insomma, “Joker: Folie a Deux” sarà pure non piaciuto a molti, per ora, ma di sicuro sta facendo discutere. 

[📸 Niko Tavernise, Scott Garfield, DC Comics / ©️ 2024 Warner Bros. Entertainment Inc.; BACKGRID / IPA; 📹 BACKGRID / IPA]

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