Milano Fashion Week: il grande caos o il grande letargo?

Se probabilmente oggi vi recherete all’aeroporto di Malpensa o di Linate, troverete borsoni di Louis Vuitton vintage o asettiche valigie Rimowa, portate pigramente alla mano di persone con trench coat oversize e occhiali da sole scuri rigorosamente indossati su volti provati, – o fintamente provati che comunque fa sempre cool -, in una prima giornata di autunno uggioso a Milano, nel più conclamato dei cliché. È tempo di salutare il capoluogo meneghino e di dirigersi verso Parigi, dove da oggi, 23 settembre 2024, ha ufficialmente inizio la Fashion Week, che si è appena conclusa a Milano. Quest’ultimo passaggio ci sembra doveroso ricordarlo, perché temiamo che in molti non se ne siano accorti.

Da una parte è un bene per chi oggi dovrà partire, perché non dovrà aspettarsi code infinite ai gate; a Milano non c’era praticamente nessuno, e questa fashion week conferma per l’ennesima stagione che Milano sta passando rapidamente dall’essere una tappa fondamentale a un momento evitabile, anzi favorendo un ulteriore momento di relax prima di immergersi nella frenesia parigina. Ma come siamo arrivati a questo punto?

Il fatto che in molti, tra celeb e fashion editor istituzionali, scelgano di non presenziare alla fashion week milanese, o di restare a malapena il tempo di una sfilata, la dice lunga sull’appetibilità che Milano ha su un vasto panorama internazionale. Quest’anno è stato addirittura istituito un giorno in più, ma a poco è bastato, visto che gli addetti al settore, se sono arrivati, sono già andati via durante il weekend.

Milano è stata negli anni una fulgida capitale non solo della moda, ma anche del divertimento e degli eventi. Dopotutto si sa, che noi italiani, in questo siamo imbattibili, eppure allo stato attuale delle cose pare proprio che non siamo più in grado di organizzare eventi esclusivi, che restino impressi nella memoria collettiva anche per molto tempo. Mancanza di soldi o mancanza di voglia? Forse entrambe le cose, ma in città, se non per qualche sfilata che ha visto la partecipazione di ospiti veramente illustri, non si è respirato quel clima di glamour al quale il mese di settembre ci aveva abituati per anni.

Che forse questa mancanza di coinvolgimento sia lo specchio di una crisi evidente del settore? In passerella ha vinto il concetto del grande caos: tra collezioni credibili e collezioni meno credibili, quel che si evince è che la moda fa molta più fatica a identificare dei macro temi, delle tendenze, delle suggestioni che possano davvero essere d’ispirazione. Vale tutto e il contrario di tutto, e la mancanza di una visione ben definita si fa sentire. Che poi nel bel mezzo ci siano stati anche dei buoni risultati è un’altra cosa: alcuni prodotti in sé sono fatti anche bene, quello che è mancato è un intersecarsi convincente con una linea d’immagine coerente.

Questo si è tradotto per l’ennesima volta in un ritorno al passato, combinato a soluzioni che vorrebbero anche essere pure innovative, ma non abbastanza per sancire un definitivo cambio di rotta. Paura di rischiare e insicurezze, mascherati da timidi tentativi di audacia, per un risultato che a volte può essere anche convincente, ma mai fino in fondo.

Questo mood di scoraggiante mancanza di estro, ha forse propagato la propria mestizia anche in un senso più ampio, inducendo i più a non investire nemmeno in eventi o after party degni di nota. Tutto è fatto sottovoce, si percepisce un senso di timore nel rivelare troppo, nell’esibire troppo; o forse perché non c’è nulla da esibire? Il senso di esclusività si è ormai perso da tempo: negli anni la moda ha subito un processo di democratizzazione che, se da una parte ha favorito l’introduzione e l’apertura verso nuove figure, più giovani e dinamiche, dall’altra ha forse fintamente dato l’idea che tutti potessero fare tutto. E non è cosi. Per fare questo mestiere ci vuole talento ed expertise, si sono persi i tecnici, gli esperti. Le persone veramente degne di nota hanno pian piano realizzato che il loro valore aggiunto non era più definito come tale, poiché si è cominciato a dare voce a tutti, anche a chi non aveva nulla da dire.

Ovviamente qualcuno che ha ancora cercato di riportare in città un pò di sano “show” c’è stato, ma non si può sempre e solo puntare sui soliti due/tre nomi. E tutti gli altri cosa fanno? La fashion week è un momento importante dove tutti, entro le proprie possibilità, dovrebbero cercare di dare il massimo, e invece molti pare proprio che abbiano fatto giusto il minimo indispensabile per presenziare.

Di esclusivo al momento sono rimasti solo i prezzi; anzi potremmo definirli proibitivi. Ma ormai l’abbiamo capito che la grande incoerenza è l’unico vero trend del momento?

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