Da un designer come Francesco Risso ci si può aspettare di tutto, ma con la consapevolezza che ogni volta sarà un viaggio verso un ignoto straordinario. Anima creativa in costante fermento, il dinamismo concettuale con cui si è approcciato a questa nuova collezione Spring Summer 2025/ Vol.2 di Marni lo avevamo già intuito dai video fragments diramati dai suoi canali social, preview della sfilata che si è tenuta oggi, 17 settembre 2024, a Milano.
Risso pensa e ripensa, si muove con rocambolesca disinvoltura, cuce, scuce, crea, disfa, crea ancora. Qualunque siano i risultati dello studio, è un dato di fatto che il direttore creativo di Marni, di cui è entrato a far parte nel 2016, succedendo alla fondatrice Consuelo Castiglioni, ha finora guidato il brand con una visione audace e indipendente della moda, con i suoi disegni caratterizzati da stampe contrastanti, colori vivaci, silhouette decostruite, volumi generosi e tagli asimmetrici, creando una forte community internazionale.
Tra le sue ispirazioni costanti, il surrealismo, “Alice nel Paese delle Meraviglie”, una ricerca persistente verso un concetto di bellezza che si mette ogni volta in discussione, quasi mai soddisfatto di una definizione conclusiva. Una bellezza in divenire e che proprio per questo motivo resta stimolo fondamentale del designer. «Inseguire la bellezza è ciò che è più importante: è come inseguire i conigli in “Alice nel paese delle meraviglie”. Cos’è la bellezza? Questa è una domanda chiave per me. Voglio riempirmi gli occhi di cose belle. Spesso nella moda ci sono così tante strutture che sono illusioni e non le voglio in questo momento, voglio la realtà e la grande bellezza. Lo chiamo uno strumento di resistenza. La grotta (riferendosi alla scorsa collezione Fall Winter di Febbraio 2024), ha contribuito a creare spazio per la riflessione e in questo show sarà lo stesso, ma con degli “effetti speciali”» ha dichiarato Risso in un’intervista esclusiva a WWD. Ed effettivamente di bellezza ne abbiamo vista tanta in questa collezione.
Riferimenti a epoche storiche differenti, – che sono state anche un valido contributo per la ricerca dei cotoni utilizzati in questa collezione e sperimentati in toto-, grafismi, silhouette ora slim ora imponenti, il viaggio che ha offerto Marni questa sera ai suoi ospiti è qualcosa di unico, ma soprattutto mai visto in nessun’altra collezione in passerella. Si parte con completi dal fit iper slim, con giacche che cadono perfettamente sul corpo, abbinate a pantaloni aderenti e che lasciano scoperte le caviglie. Tutta questa essenzialità si scontra e incontra con i maxi cappelli che diventano l’accessorio preponderante dell’intera collezione. Ed è qui che la macchina del tempo di Marni intraprende il suo viaggio, riportandoci a figure come Napoleone Bonaparte, ma anche le corti francesi del ‘700, la Commedia dell’Arte, pirati e Regine di Cuori, personaggi venuti fuori da una fiaba surrealista o da un mazzo di carte francesi.
Il cappello è il “bicorno”, una forma arcaica di cappello associata all’inizio del XIX secolo indossato soprattutto in Europa e successivamente in America, in special modo nelle uniformi. Un cappello non soltanto indossato dal generale Bonaparte nelle sue spedizioni valorose, ma anche da personaggi come Arlecchino e Stenterello. Mascherarsi, rivelarsi, uno strano gioco di ruoli, ben interpretato dai modelli in passerella. Il make-up presenta delle sopracciglia completamente ridisegnate ma soprattutto cartoonizzate, come se a sfilare, sotto la struggente performance al pianoforte, siano non solo persone vere, ma anche i loro rispettivi alter ego, le molteplici personalità dell’animo umano.
Tanto slim i pantaloni quanto esagerate le giacche in pelle con spalline strutturate e squadrate; l’underwear con logo a vista viene svelato dai pantaloni, mentre le gonne dalla silhouette sinuose ma con dettagli voluminosi sulle lunghezze ci riportano a una femminilità architettonica e stilizzata, ma estremamente seducente. Seducenti sono anche i pattern che la collezione presenta sui capi: rose geometriche, ora bianche, ora rosse, ora multicolor, si rincorrono in abiti ladylike, completi maschili sartoriali e strutturati, maxi bluse con fiocco. Ma non è l’unico vezzo di decorativismo che Risso ha pensato per la prossima stagione estiva; troviamo stampe dipinte a mano, raffigurazioni di personaggi iconici dell’italianità come Dante Alighieri, e lo fanno attraverso colori saturi, drammatici, intensi, poetici.
Vi è anche un chiaro richiamo all’opulenza, resa qui più compatta e meno autocompiancente, che ritroviamo nelle silhouette lady like di abiti con corsetti che esaltano magnificamente il seno, per poi esplodere nei volumi sulle gonne. Sono anch’essi decorati con minuzia di particolari, o anche in tinta unita ma sfruttando il sapiente uso del tessuto, come l’abito in suede color cammello indossato da Irina shayk. Gli ultimi look presentati in collezioni sono dei degni capolavori di couture: intricate lavorazioni manifatturiere creano sublimi e tridimensionali effetti sulle gonne, e si intersecano con dettagli scintillanti, di cristalli e lustrini.
Risso voleva indagare la bellezza in questa collezione e, sebbene non siamo sicuri che sia giunto a una piena conclusione della sua ricerca, ha senza dubbio saputo travolgere il suo pubblico in un tripudio di sublimazione del concetto di bello. Che può avere tante forme, e lui questo lo sa bene.
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