New York Fashion Week: questa stagione ha sancito il definitivo “come back” della città?

L’abbiamo aspettata, è arrivata, e alla fine è terminata. Con oggi, 11 settembre 2024, si conclude la settimana della moda di New York, in una data emblematica per la città, che se da una parte ci riporta ai tristi avvenimenti del 2001, dall’altra vuole forse sancire una nuova, ritrovata speranza, per riportare in auge l’allure della città più famosa del mondo.

Negli ultimi anni, in concomitanza anche con la pandemia, New York sembrava aver perso parte della sua inconfondibile verve. In particolare, se ci riferiamo all’ambito creativo, la fashion week newyorkese era decisamente passata in sordina rispetto alle controparti di Milano e Parigi. Detto tra i denti, la New York Fashion Week non sembrava essere più così interessante. Poi qualcosa è cambiato; i newyorkesi in primis hanno cominciato a ripristinare nuovamente un approccio possibilista e assertivo alla sfera creativa, come a ribadire: ”ehi, siamo comunque a New York, la città che ha influenzato per anni la cultura occidentale, il faro sperimentale di tantissime tendenze, la città dove tutto può accadere”.

Un ritrovato ottimismo che si è ben esemplificato con l’ultima fashion week di questo settembre 2024, dove nuovi nomi e vecchie glorie hanno presentato le loro collezioni SS25, con un parterre di celeb decisamente all’altezza delle aspettative. New York è tornata a brillare di luce propria, e bisogna solo capire se questa luce non sia un fugace bagliore destinato nuovamente a spegnersi, o l’inizio di un promettente ritorno alla ribalta.

Ma quali sono i brand che hanno segnato il definitivo come back della Big Apple sulla scena della moda internazionale? Partiamo in grande e partiamo con la sublime sfilata di Alaïa; il marchio guidato da Pieter Mulier ha portato la sua collezione Winter Spring 2025 all’interno di un luogo simbolo della città, il Museo Guggenheim, che per la prima volta ha ospitato un fashion show. Location e collezione si sono perfettamente intersecate tra loro, regalando agli spettatori uno show unico e suggestivo, dove le silhouette e i capolavori “ingegneristici” di Mulier sono avanzati con leggiadria al ritmo di una composizione di Gustave Rudman, e sotto l’occhio di star come Rihanna e Linda Evangelista. Un ritorno, quello della maison parigina nella città americana, che proprio negli anni ’80 contribuì al suo successo internazionale. Una sfilata di cui si parlerà a lungo, e per fortuna aggiungeremmo.

Proenza Schouler, che ha avuto l’onore di aprire questa settimana della moda, si riconferma il compromesso tra minimalismo dailywear ma in chiave destrutturata e seducente, mentre si riafferma ancora una volta il successo, meritato, di Khaite. Il brand di Catherine Holstein, vincitrice del CFDA nel 2023, per questa SS25 si apre a sfumature più luminose e meno dark rispetto alle collezioni precedenti, prediligendo il gusto per la tridimensionalità, in chiave iper femminile, tocchi sartoriali “tagliati al coltello”, ma anche tantissimo chiffon, che ha conferito una nuova leggerezza e un dinamismo, ora gonfiato da silhouette prorompenti, ora al ridotte al minimo.

Un nome che sta prendendo sempre più piede quello di Willy Chavarria, che ha presentato il suo show SS25, intitolato “América”, al 23 Wall Street di New York City, attirando una folla costellata di stelle tra cui Tracee Ellis Ross, Ciara, Lourdes Leon e Jordan Clarkson, e portando il cantante italiano Mahmood in passerella come modello. La collezione, incentrata su temi di resilienza, diversità e unità, ha mescolato l’eredità messicano-americana di Chavarria con un respiro ben più ampio sull’evoluzione dell’identità dell’America. Come sempre, Chavarria ha usato la sua piattaforma per dar voce alle minoranze, combinando la moda con l’attivismo.

Collina Strada, da sempre emblema di sperimentazione e libertà di espressione, ha portato un tocco di gioiosa consapevolezza all’interno del cimitero dell’East Village di Manhattan, in cui la direttrice creativa Hillary Taymour è riuscita a ricreare un giardino segreto dove riconnettersi con la propria interiorità. Una sfilata performance, un inno alla libertà, il tutto tra ruches e volant, pizzi e chiffon svolazzanti su una pletora di abiti romantici ma anche su t-shirt, gonne e persino calze indossate con stivaletti in mesh.

La regina indiscussa e acclamatissima dello stile “Coquette” Sandy Liang, ha portato in passerella il suo tipico mondo girly a cui ci ha ormai abituati, ma spogliandolo di un eccessivo decorativismo. Le muse ispiratrici di questa SS25 sono le “Totally Spies!”, il trio di ragazze/ spie del fortunato cartone animato tanto in voga negli anni 2000. In effetti, le silhouette di questa nuova stagione sono più essenziali e concrete rispetto alle precedenti, sancendo un affascinante e inaspettato mix tra spionaggio e lolitismo. Mica male?

Che Coach sia salito inaspettatamente alla ribalta nell’ultimo anno è un dato di fatto. Il marchio vuole strizzare l’occhio alla Gen Z e con questa Spring Summer 25 e ci riesce alla grandissima. Sfilano felpe oversize con la famigerata scritta “I LOVE NEW YORK” e t-shirt scarabocchiate, maxi o mini bags con giocosi adesivi e toppe, baseball cap, mentre macchinine giocattolo e musicassette arrivano ad imbellettare le sneakers dall’allure vissuta. C’è anche un tocco di grunge; nelle magliette sdrucite, nell’abito in satin portato con il chiodo, nel blazer senza forma indossato con pantaloni dalle cuciture a vista. Una vera e propria ode alle nuove generazioni newyorkesi e non solo.

Luar sancisce nuovamente il suo gusto per l’erotismo in chiave decostruttivista, e lo fa con una special guest nel suo front-row, Madonna. Area festeggia i 10 anni del marchio con una riflessione sul concetto d’identità che per il direttore creativo, nonché co-founder Piotrek Panszczyk si traduce in giga-impronte digitali che si traducono abilmente su abiti e giacche che, ad un primo sguardo, paiono animalier. l denim, tessuto distintivo del brand, lascia spazio alla pelle; robusta, vissuta e cesellata di borchie e punzoni in alcuni pezzi unici che sfilano in pedana.

Tra new entry e grandi ritorni, New York non poteva non omaggiare alcuni dei capisaldi iconici della moda americana; Ralph Lauren ha portato un parterre di celeb internazionali come Jude Law e Jill Biden nella sofisticata cornice degli Hamptons, con una sfilata riassuntiva di tutti i codici estetici che hanno reso celebre la storia del marchio. Dal mondo preppy e sportivo della collezione Polo, fino al romanticismo leggiadro degli abiti femminili, tocchi western e il sempre verde concetto di classic suit, una sfilata/evento del nome più importante del fashion Made In Usa, che ha portato in passerella giovani, adulti, bambini e icone come Naomi Campbell.

Tommy Hilfiger ha scelto lo Staten Island Ferry come location del suo show, per celebrare il marchio indiscusso dell’american college style e il suo rapporto con la città di New York, da sempre costante fonte d’ispirazione per il designer statunitense. Tory Burch ha ben impresso il concetto di “potenza e grazia” per la prossima Spring Summer 2025. Il potere è quello dello sport, visibile nei tank top olimpionici indossati sopra a joggers, la delicatezza è quella delle gonne in chiffon, assicurate alla vita da un filo metallico che, nascosto, sottolinea il ventre senza costringerlo. Modella d’eccezione, al suo debutto newyorkese, una it-girl come Alexa Chung. Michael Kors infine, si riconferma il nome più autorevole e conosciuto della fashion week newyorkese; la sua è una collezione che strizza l’occhio al glamour mediterraneo, tra pizzi, rafia, e intricate texture artigianali che sono inno al savoir faire italiano da cui da anni attinge lo stilista. Una collezione elegante ma portabile in diversi momenti della giornata, come si confà all’autentico esprit della moda newyorkese: bellezza ma concretezza please, dopotutto a New York ci si muove molto veloci.

[📷 toryburch.com]

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