Niente ci parla delle Olimpiadi più dei cinque anelli colorati congiunti in rappresentanza dell’unione dei cinque continenti abitati (Africa, America, Asia, Europa e Oceania) in un’occasione come quella dei giochi sportivi che, con cadenza quadriennale, vede gli occhi del mondo puntati sulle competizioni sportive più varie. Con gli anni, questo simbolo è diventato una vera e propria icona, al punto che niente risulta più rappresentativo o significativo.
A dargli un’importanza ancora maggiore sono sicuramente gli atleti, che decidono di portare sempre con sé il ricordo di quello che, per molti, rappresenta il raggiungimento di un vero e proprio obiettivo di vita. Come? Tatuandolo. Se il primo a realizzare l’importanza di questo gesto fu il campione olimpico Christopher Jacobs più di trent’anni fa, in occasione delle Olimpiadi di Seul del 1988, ben presto questa divenne una tendenza in rapida diffusione. Ad oggi, è ormai consuetudine imbattersi in atleti che portano i cerchi olimpionici tatuati il bella vista su una parte del loro corpo. Lo stesso Jacobs, in un’intervista a USA Today, lo ha definito come un passaggio di rito ormai, un simbolo dell’appartenenza a una sorta di club esclusivo.
E se a dare il via a questa tendenza è stato un nuotatore seguito soprattutto da altri nuotatori, ben presto i cinque cerchi olimpionici hanno cominciato ad appassionare gli atleti di tantissimi altri sport e, ora, a tutti. Inutile dirsi che, più la tendenza è diventata incalzante, più le interpretazioni che se ne sono date sono state diverse e personalizzate: dal nuotatore turco Mert Kilavuz che fa raccogliere i cerchi da delle bacchette, al suo compagno di squadra Berkay Öğretir, che ha trasformato gli anelli sul suo bicipite sinistro in uno spettacolo pirotecnico. La tiratrice americana Mary Tucker ha incorniciato gli anelli a iris francesi per i Giochi di Parigi, fiori di ciliegio per Tokyo e felci greche come un cenno alle origini dei Giochi. E via dicendo.
Tuttavia, questa non è una storia senza controversia. Dopo, infatti, essersi diffusa tra gli atleti delle Paraolimpiadi, dagli organizzatori dell’evento è stato chiesto loro di coprirli durante la competizione, oscurandoli con un pennarello indelebile. Il nuotatore britannico, Josef Craig, nel 2016 fu squalificato dalla gara perché i suoi tatuaggi violavano la regola del Comitato Paraolimpico Internazionale.
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