Louis Vuitton: ritirata dal commercio la blusa ispirata al folklore rumeno su richiesta delle cariche culturali del paese

Una querelle che non ti aspetti, quella tra Louis Vuitton e la Romania. Tutto è iniziato lo scorso giugno 2024, quando dai canali social della maison francese sono state diffuse le immagini della collezione estiva “LV By The Pool”. Tra i capi ritratti nelle foto, uno ha destato particolarmente scalpore: una blusa bianca bohémienne con grosse maniche a sbuffo, caratterizzate da dettagli a contrasto neri. Una blusa che sembra chiaramente ispirarsi alla camicetta “ie”, capo tradizionale del folklore rumeno e che a quanto pare avrebbe fatto infuriare le alte cariche del paese.

Si sa, i designer sono liberissimi di poter trarre ispirazione da qualsivoglia aspetto culturale, tradizionale e artistico di un determinato paese, e di esempi a tal proposito ce ne sono tantissimi; tuttavia, ciò che è stato criticato dalle cariche culturali della Romania è il mancato riconoscimento al patrimonio folkloristico rumeno per tale prodotto.

Come riportato da Fashion Network, sono tantissime le esternazioni di disappunto: «Non accetto che ci venga rubato il costume [tradizionale]», dice Maria Gioanca, una delle ultime 20 sarte del paese di Vaideeni, ai piedi dei Carpazi, alla quale fa eco anche Ioana Staniloiu, altra sarta di 76 anni «Perché ridicolizzare la nostra moda?»

La ministra della cultura Raluca Turcan, in un post su Facebook ha pubblicato una foto della campagna con la camicetta incriminata; «Chiederemo a Louis Vuitton di riconoscere l’eredità e il valore culturale del modello tradizionale della camicetta “ie”». Così scrive la ministra che – magari per stemperare i toni – sottolinea come per lei il fatto non debba essere per forza considerato l’inizio di una querelle ma piuttosto «un’opportunità per il riconoscimento internazionale del “valore inestimabile” della tradizione rumena», fin troppo utilizzato come modello di riferimento senza mai essere citato.

La blusa fonte d’ispirazione di Nicolas Ghesquière, in realtà è usata soprattutto in Transilvania e si caratterizza per intricati ricami e per l’aggiunta di nappe. Si tratta di un vero e proprio simbolo riconosciuto della ricca cultura popolare del Paese, tanto che nel 2022 i capi con questo particolare stile di ricamo sono stati aggiunti alla lista UNESCO del patrimonio culturale immateriale.

Volendo evitare che la polemica degenerasse, Vuitton si è scusato per l’errore con lo Stato rumeno e ha ritirato con discrezione il prodotto dagli scaffali.
Quaranta dei 60 esemplari disponibili hanno già trovato acquirenti per diverse migliaia di euro ciascuno, mentre gli artigiani rumeni impiegano un mese per realizzare una camicetta secondo le regole dell’arte, poi venduta al prezzo finale di 300-400 euro. Lo ha riferito la stampa locale della Romania, ma non è stato fatto alcun annuncio ufficiale. Contattato dall’AFP, un portavoce ha confermato la veridicità degli articoli, senza voler però parlarne pubblicamente.

Affezionatissimo e orgogliosissimo delle proprie tradizioni sartoriali, il popolo rumeno ha anche un’associazione, “La camicetta Rumena”, tra le prime entità ad aver gridato allo scandalo. Dal 2017 ha lanciato campagne online chiedendo ai marchi di accreditare la Romania per qualsiasi vestito ispirato al suo folklore. E può vantare un certo successo: sotto pressione, la stilista americana Tory Burch ha accettato di modificare la descrizione di un cappotto.
 
Nel caso di Vuitton, il messaggio pubblicato su Facebook, che accusava il gruppo francese di “violazione dei diritti culturali” delle comunità, ha avuto una forte eco, dice la fondatrice Andreea Tanasescu. «Naturalmente siamo lieti di quest’inattesa luce dei riflettori, ma la gente è rimasta ferita dal fatto che l’origine non sia stata menzionata», ha detto all’AFP.

A ciò si aggiunge lo sgomento per aver relegato un capo così artigianalmente prezioso ad una collezione da “piscina”, e l’ulteriore critica verso il marchio di lusso francese di non aver agito con tatto. «Se il team creativo di Vuitton avesse trascorso del tempo con la comunità e stabilito dei legami con le tradizioni e le sarte locali, tutto questo si sarebbe risparmiato» ha continuato Tanasescu.

Da evidenziare, anche un problema di “trasmissione” delle tradizioni del patrimonio culturale; Horatiu Ilea, curatore del Museo della Cultura Contadina di Bucarest, si auspica azioni concrete per la formazione dei più giovani in merito a tale vasto patrimonio.

[📷 IPA]

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