Le dediche sul diario, i pezzi degli artisti più noti, i collage con i personaggi che più amavamo. C’era un tempo in cui i diari scolastici erano forse la nostra bacheca di Facebook, il nostro profilo di Instagram. Contenevano foto, scarabocchi col bianchetto, gli Uniposca o gli evidenziatori, segreti inconfessabili. Ma anche note, giustificazioni e, ovviamente, orari e compiti per il giorno dopo. Non solo dei semplici strumenti per organizzare le nostre giornate da adolescenti, ma degli identikit di chi eravamo. In base a quale diario prendevi, si capiva un po’ di te. E chissà quanti di voi avevano la Smemoranda.
Smemo, per gli amici, una storia infinita che dura da oltre 40 anni, ma che purtroppo rischierebbe di concludersi. Perché dopo la crisi di cui si parlava sui giornali, dal Covid in poi, ora lo scenario è tetro. A marzo 2023, scrive Repubblica, Smemoranda Group è fallita, ma proprio giorni fa l’asta per i diritti sul marchio è andata deserta. Ora ne arriverà un’altra nel prossimo futuro, ma anche solo l’idea che quasi mezzo secolo di storia possa andare in frantumi, e con lui anche il ricordo di milioni di studenti italiani, fa un male pazzesco.
Un po’ come quando cadeva dal banco sul piede, visto che con il tempo, aumentavano anche le sue dimensioni, gonfiandosi irrimediabilmente e diventando più pesante. Un’icona che ha accompagnato generazioni, che hanno visto tra loro uscire fuori anche quegli studenti, possessori di Smemo, diventare poi scrittori per lo storico diario. Aggiungendosi a nomi celebri dello spettacolo italiano: da Federico Fellini a Roberto Benigni, da Jovanotti a Ligabue. Una storia che potrebbe finire – anche se speriamo il contrario -, ma che dai nostri cuori non se ne andrà mai.
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