E pensare che tutto è iniziato da una stazione. Prima di arrivare al Forum d’Assago, una coppia mi si è palesata davanti. Stazione Cadorna, ore 20:07. Abbracciati l’un l’altro, testa a testa, a dirsi le cose non dette, forse, o a spiegarsi le cose che non potranno mai essere capite, in mezzo alla frenesia dei passeggeri che li evitano. Nelle mie cuffie una canzone: “Allegria…”. Ossimorico, forse. Tremendamente calzante, in realtà. Perché l’autore di questa canzone, tale Edoardo D’Erme, dice: “Allegria, perché tu te ne vai? Spezzandomi come pane carasau”.

È un preludio che rappresenta un viaggio emozionale casuale e momentaneo, inaspettato. Tutto il contrario del “Relax Tour” che ieri sera, lunedì 18 dicembre 2023, è atterrato al Forum d’Assago. Perché di inaspettato, riguardo Calcutta, c’è poco. Nemmeno l’attesa. Era passato tanto tempo dal suo ultimo album, “Evergreen”, datato maggio 2018, era passato tanto tempo dalla sua ultima esibizione a Milano, era passato tanto tempo da quando il Frosinone era in Serie A. Ma nell’anno venturo 2023, casualità, Papa Francesco lotta con gli acciacchi, ma è ancora al suo posto, Fabio Grosso, eroe del Mondiale 2006 per l’Italia, ha portato di nuovo i ciociari nella massima serie calcistica, ma soprattutto, dopo ieri sera, tutti quelli che erano al Forum sono sempre più convinti che alla fine il sorriso sia davvero una paresi. Almeno così è sembrato a vederli in faccia all’uscita.

Il “Relax Tour” dell’artista nativo di Latina è una guerra vintissima. Contro l’influenza, contro la pigrizia, che Calcutta bonariamente non ha mai nascosto in interviste passate, contro il tempo che passa inesorabile, che non fa altro che aumentare di ricordi e potenza i brani da lui incisi, i quali live diventano una preghiera corale per migliaia di persone che hanno riempito fino all’ultimo posto l’arena milanese – dopo altre date, tutte soldout, trionfali in giro per l’Italia. E in più ci si mette anche “Relax”, il suo ultimo disco uscito il 20 ottobre 2023, che di singoli non è sprovvisto, ma nemmeno di poetica e di un sound incredibilmente coerente. Con il passato, con il presente, con il futuro.
Calcutta compare sul palco in versione “dalliana”, epoca “Banana Republic”, ma accanto a lui non c’è un orso che balla a fargli da spalla – citiamo De Gregori in “Non Basta Saper Cantare” di “Work in progress” del 2010 – piuttosto un palazzetto con cui duetta pezzo dopo pezzo, rigorosamente con l’asta del microfono alzata in aria. Berretto in testa, occhialata, si diverte e sciorina il meglio del meglio del suo repertorio, una canzone dopo l’altra, senza troppe pause e parole. Apre e chiude con due sue nuove hit, “Due Minuti” e “Tutti”, in mezzo fa letteralmente gridare il suo popolo, affezionato e paziente. Senza eccessivi orpelli, senza fronzoli, arriva dritto al punto, ma si preoccupa di chiedere ogni tanto come stia andando. “Relax”. Non solo un titolo, ma un manifesto, in un’epoca sempre più frenetica e veloce. E anche se l’attesa era tanta, dopo tutto questo tempo, abbiamo la conferma che il piacere è solo che aumentato. E aumenterà ancora, perché anche in estate Calcutta porterà il tour in giro per l’Italia, da Lignano Sabbiadoro a Paestum.

Edoardo D’Erme è forse uno dei pochi a potersi permettere di non cedere alla fame di successo, alla necessità di singoli virali su TikTok prefabbricati e di album uno dietro l’altro. Un antieroe che si oppone alla frenesia della vita moderna e canta gli antieroi. Lui, efficace ed elegante in musica – scusateci ancora il paragone calcistico – come Joshua Zirkzee del Bologna nel pallone, alterna l’estetica a gol che magari non arrivano subito, ma che, quando ci sono, caz*o se sono belli. E infatti canta di Dario Hubner, di Sandra e Raimondo, ma anche della mamma che torna da Medjugorje, del papà che ascolta De Gregori, dei campi di kiwi, di Nino Frassica e dell’ipocondria. «A volte penso che ero contento», canta in “Controtempo”, con quel sound anni 80. Malinconia e gioia arrivati dritti in faccia per due ore abbondanti che rappresentano una boccata d’ossigeno nel panorama musicale. Alla fine di tutto, cosa rimane? Che Calcutta è già un classico intramontabile. Non indie, non pop, non mainstream, ma evergreen. Applausi.

[📸 Giuseppe Maffia]