Non è un film di Wes Anderson, ma è stato amato da uno 007: benvenuti all’Hotel Belvedere

Se questo scenario vi sembra disegnato dalla mente di Wes Anderson, no, non è così. C’è molto di più dietro questa struttura all’apparenza innocua, ma in realtà carica di fascino e di nebbia, che ne aumenta l’aura mitica e gelida delle Alpi svizzere. È lì che lungo la strada del Passo della Furka, proprio in mezzo a un tornante, sorge l’Hotel Belvedere. Una struttura alberghiera diventata nota non solo per la sua bellezza, ma anche per un passato cinematografico non da poco.

Vi dice niente 007? Sicuramente sì, anzi ne avrete pensato a chissà quanti dei capitoli usciti negli anni. Ma se fate caso al terzo film della saga di James Bond, “Goldfinger” del 1964, scoprirete che un fantastico Sean Connery è passato di lì nei panni dell’agente segreto più famoso del mondo. Storia ed emozioni. Se pensavate questa fosse una storia senza fine, purtroppo non è così. Perché l’Hotel Belvedere, da qualche anno, è stato chiuso a tempo indeterminato. Poco prima che uno dei suoi clienti più affezionati scomparisse nel 2020. Di chi parliamo? Dello stesso attore premio Oscar 1988, che secondo le leggende sarebbe tornato dopo le riprese del film per godersi la struttura e i luoghi incantati che la circondavano.

Sono lontani i tempi della Belle Époque, ora che ne stiamo vivendo una più grigia. Un po’ come il cielo e la nebbia che scenograficamente non di rado avvolge l’hotel, che da fuori mantiene ancora il suo fascino immutato che resiste al tempo che passa e al ghiacciaio del Rodano che si ritira sempre di più. Resta la bellezza di una struttura storica, di cui si dice la fama sia aumentata negli anni grazie anche a diverse cartoline che la raffiguravano e che, come dice il suo nome, d’altronde, ha sempre una vista panoramica mozzafiato e, ovviamente, più bella che mai.

[📸 Hemis, D and S Photography Archives, Prisma by Dukas Presseagentur GmbH, Cavan Images, Alamy / IPA; 📹 ©️ EON Productions]

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