Con più di 700 sedi nel mondo e circa 730 mila membri, il colosso degli uffici coworking “WeWork”, fondato nel 2010, ha dichiarato fallimento nel tentativo di negoziare la riduzione dei propri debiti. Come riporta il portale della “BBC”, infatti, il fallimento influenzerà le sedi degli Stati Uniti e Canada, mentre gli altri spazi resteranno operativi. Dopo le difficoltà finanziare già note degli ultimi anni, l’azienda ha affermato che la protezione fallimentare consentirà di «razionalizzare ulteriormente il portafoglio di contratti di locazione di uffici commerciali concentrandosi sulla continuità aziendale».
Nella prima metà di quest’anno, infatti, l’azienda avrebbe perso più di 1 milione di dollari e in una nota l’amministratore delegato David Tolley si è detto «profondamente grato per il sostegno dei nostri stakeholder finanziari, mentre lavoriamo insieme per rafforzare la struttura del capitale e accelerare questo processo attraverso l’accordo», aggiungendo: «È stata una sfida per me guardare da bordo campo dal 2019 poiché “WeWork” non è riuscita a sfruttare un prodotto che è più rilevante oggi che mai. Credo che, con la giusta strategia e squadra, una riorganizzazione consentirà a “WeWork” di emergere con successo».