Già bandito in Vietnam a causa della “linea dei nove trattini” (una controversa carta geografica delle rivendicazioni territoriali della Cina nel Mar Cinese Meridionale), il film “Barbie” è ora in procinto di essere vietato anche in Libano e Kuwait, come riportato dalla piattaforma “Variety”.
Il ministro della cultura libanese Mohammad Mortada, mercoledì 9 agosto ha accusato il film della Warner Bros. di promuovere l’omosessualità e la trasformazione di genere, oltre che di contraddire i valori della fede e della moralità. «Il film va contro i valori morali e religiosi in Libano, in quanto incoraggia la perversità e la trasformazione di genere mentre chiede il rifiuto del patriarcato e ridicolizza il ruolo delle madri», ha riferito Mortada. Poche ore dopo, in Kuwait è stata presa la stessa decisione: tramite un comunicato diffuso dall’ufficio stampa statale, infatti, il governo ha fatto sapere di aver vietato “Barbie” e il film horror “Talk to Me” al fine di proteggere “l’etica pubblica e le tradizioni sociali”.
Inizialmente previsto per debuttare nel Medio Oriente il 19 luglio – due giorni prima rispetto alle sale cinematografiche globali – il film verrà distribuito solo in alcune regioni, tra cui l’Arabia Saudita. La data di uscita è stata prima spostata al 10 agosto e successivamente ritardata ulteriormente al 31 agosto, in seguito a suggerimenti da parte dei censori locali, che si presume siano legati alle parti della trama che coinvolgono temi LGBTQ+.