Un film può provocare un fenomeno mondiale e aprire spaccature nelle proprie relazioni sentimentali? Evidentemente sì, soprattutto se si chiama “Barbie”. Il blockbuster di Greta Gerwig con Margot Robbie e Ryan Gosling ha letteralmente sbancato il botteghino, ma ha fatto anche molto discutere. Con la massima cautela, senza fare grossi spoiler, il binomio patriarcato vs femminismo dipinto sullo sfondo di Barbieland ha entusiasmato i più, ma ha portato anche divisioni. Ne ha parlato l’HuffPost USA in un articolo, riportando come sul web siano sempre di più le testimonianze di spettatori che hanno rotto con i loro partner dopo aver visto il film.
Sono quasi sempre donne a raccontarsi. Su Reddit, scrive la testata, una ragazza ha raccontato di aver visto “Barbie” al cinema con il suo fidanzato, con la speranza che recepisse i temi femministi. Negativo. Il ragazzo, offeso, ha reagito male alla sua visione. La discussione post proiezione è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso: si sono subito lasciati. E ancora, su TikTok, un’altra donna ha ringraziato Barbie per averla ispirata a rompere la relazione tossica che durava da 2 anni. Su Twitter (o meglio X), stessa cosa. Una ragazza ha raccontato che aver visto insieme il film ha evidenziato le differenti vedute sul mondo, specie dopo che il ragazzo le ha chiesto due-tre volte: «Piangi?».
Insomma, ci sono coppie che scoppiano per colpa (o grazie) a Barbie. Ma anche alcune che si formano o meno in base all’opinione che si ha del film. Sui social sempre più donne raccontano di voler utilizzare la domanda “che ne pensi di Barbie?”, come un test per capire come “ragionano” i possibili partner. D’altra parte, anche gli uomini hanno scelto di lasciare un rapporto dopo la visione del film. Su Reddit, infatti, un ragazzo ha spiegato come la storia di Ken gli ha fatto capire di dover essere meno dipendente dalla sua ragazza. Questo denota come la lettura del film abbia spunti personali che riguardano davvero tutti noi. Che dovremmo capire che la felicità non sta in uno “status”, ma nell’essere a posto con sé stessi: nell’essere “Kenough”.
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