È un Fedez diverso, che sta meglio – e questa è sicuramente una buona notizia – e che con calma ha voluto raccontare questa sera i suoi ultimi due mesi travagliati. Lo ha fatto per mettere a tacere le voci, infondate come dice egli stesso, su di lui e sulla sua famiglia. Nelle storie del proprio profilo Instagram, l’artista ha svelato la sua versione senza filtri, tra malessere psicologico e fisico. Tutto parte da quando gli hanno diagnosticato il tumore al pancreas. Quella notizia è stato un trauma che lo ha provato, ma solo oggi ha capito quanto sia stato pesante per la sua salute mentale.
Fedez dice di essersi affidato solo a psicofarmaci, uno nello specifico – negli ultimi tempi – gli ha provocato problemi fisici evidenti. «Questo antidepressivo, molto forte, che mi ha cambiato molto. Mi ha agitato, tanto. E mi ha dato anche degli effetti collaterali dal punto di vista fisico, molto forti, fino al punto da provocarmi dei tic nervosi alla bocca e da impedirmi di parlare in maniera libera. Avendomi dato degli effetti collaterali molto forti, l’ho dovuto sospendere senza scalarlo». Una mossa che, come spiega lui stesso, generalmente è sconsigliata tranne in casi specifici. La sospensione ha causato in lui il cosiddetto “effetto rebound”, provocandogli spasmi alle gambe, tanto da non farlo camminare per giorni, vertigine, nausea, portandolo a perdere 5 chili in pochi giorni. Un autentico calvario, che gli ha impedito di partecipare alla presentazione di Lol e all’udienza in Tribunale riguardo la strage di Corinaldo.
Fedez non è al 100%, dice, ma sta migliorando giorno dopo giorno. E grida al mondo intero come debba ricorrere alla terapia, senza più scorciatoie. Ma è a sua moglie, Chiara Ferragni, che rivolge più volte un pensiero: «In questo periodo ne sono state dette di tutte e di ogni su di lei, ed è l’unica persona che mi è stata a fianco». Un uomo fortunato, così si ritiene. E in questa situazione cerca di dispensare un consiglio a chi è all’ascolto: «Prendetevi cura della vostra salute mentale, perché se non lo farete, saranno le vostre ferite a reclamare il bisogno di essere curate nella maniera, a volte anche più brutta possibile».