Dopo la conquista del bronzo da parte delle azzurre ai mondiali di pallavolo 2022, Paola Egonu si era lasciata andare alle lacrime parlando a bordo campo con il procuratore Marco Reguzzoni e non nascondendo quanto fosse stanca, non solo di giocare ma anche delle frasi razziste che puntualmente le vengono rivolte.
«Mi hanno chiesto se fossi italiana…questa è la mia ultima partita in Nazionale. Basta. Sono stanca». Parole dure che hanno fatto gelare il sangue a molti. Poco dopo, ai microfoni con la stampa, Paola aveva chiarito la frase in merito alla fine con le azzurre. «La prossima estate si vedrà, spero di ripensarci perché abbiamo ancora tanto da fare con questa Nazionale. A gennaio vi farò sapere». Paola ha dunque manifestato l’idea di voler prendersi una pausa e questo forse – e fortunatamente – non coinciderà con un addio.
In merito alla domanda razzista che per lei rappresenta un macigno sul cuore, ha poi dichiarato a “La Repubblica”: «Mi fa ridere pensare a persone che mi hanno chiesto perché sono italiana, mi chiedo perché con la maglia della Nazionale debba rappresentare persone del genere che mi scrivono queste cose. Io ci metto l’anima e il cuore, non manco mai di rispetto a nessuno e fa male».
La stanchezza si fa sentire, il peso delle critiche anche. Ora per la Egonu si prospetta una nuova avventura in Turchia con la maglia del VakıfBank di Istanbul: «Per questo vorrei prendermi una pausa per riposare. Mi farebbe piacere che non fosse un addio, spero che venga capito. Non sarebbe una forma di mancanza di rispetto, ma un modo per prendermi una pausa per me stessa e tornare a dare il meglio in campo. C’è chi dice che non merito la Nazionale invece il mio sogno è essere sul podio con questa squadra».
La Nazionale, le azzurre, rappresentano anche il suo cuore. È sempre stata tra le più forti della squadra, un simbolo ma questa è un’arma a doppio taglio. Se vinci, tutti si congratulano ma se perdi tutti cercano un capro espiatorio. «Io un simbolo? Ma quando questo simbolo non va bene è il primo che viene attaccato. Sono una persona umana che ha bisogno ogni tanto di riprendersi mentalmente, perché è dura. Non è stato semplice scendere in campo, suonava l’inno e piangevo, per il dolore ma anche per quanto sono ferita. È qualcosa che non si può condividere, solo noi quattordici sappiamo quanto abbiamo dato in campo, il resto del mondo non lo saprà mai».