Il topless è passato di moda? Sembrerebbe di sì. A rivelarlo è stato un sondaggio realizzato in Francia, patria da sempre del trend, secondo il quale solo il 19% delle donne francesi sotto i 50 anni afferma di prendere regolarmente il sole in topless in Francia, una percentuale nettamente più bassa rispetto al 29% di tre anni fa e al 43% delle donne nel 1984. I dati non mentono. Un altro studio simile, condotto tra donne italiane, tedesche e inglesi ha confermato la tendenza, sottolineando come dietro la scelta non ci sia soltanto maggior consapevolezza dei rischi dell’esposizione ai raggi solari.
Negli anni 60, il topless per le donne aveva un significato importante, ovvero la riappropriazione del proprio corpo, oltre a un modo per opporsi “fisicamente” contro il patriarcato. Un senso che negli anni, specialmente per le nuove generazioni, è cambiato, con l’espandersi della sessualizzazione dei corpi e il desiderio di non essere “guardate” che è aumentato sempre di più. D’altronde i numeri parlano chiaro: in Italia, ad esempio, il numero di donne in topless era del 15 per cento, meno che in Gran Bretagna, dove addirittura il 19 per cento delle donne aveva optato per il “monokini” ad un certo punto.
I motivi di questo cambiamento sono molteplici. Il problema è divenuto anche di privacy, in quanto, prima dell’avvento di internet, le famose spiagge per nudisti tutelavano certamente la riservatezza, con la tranquillità di essere lontano da occhi indiscreti, se non da quelli delle altre persone presenti. Gli smartphone in questo non hanno certamente dato una mano, anzi, rendendo quegli stessi luoghi molto più violabili e dissolvendo di fatto il confine tra “pubblico” e “privato”.
Da Pornhub a Instagram, ormai tutti siamo più consapevoli di quanto le nostre immagini possano essere facilmente divulgate, e anche di quanto i nostri corpi non rispettino gli “standard” decisi da filtri e influencer. E quindi, perché spogliarsi in spiaggia quando il senso di libertà provato un tempo non esiste più?



