Entrati in possesso di evidenze secondo cui «documenti governativi erano stati probabilmente nascosti e rimossi dal deposito e che gli sforzi erano stati fatti probabilmente per ostruire l’indagine del governo», nelle scorse ore l’Fbi ha ottenuto un decreto di perquisizione nella residenza di Donald Trump a Mar-a-Lago (a Palm Beach, in Florida). Come si legge nell’atto firmato da Jay Bratt – capo della sezione controspionaggio del dipartimento di Giustizia Usa – infatti, ci sarebbero i pieni sospetti riguardo un “tentativo di celare carte” da parte proprio dell’ex presidente degli Stati Uniti d’America.
Secondo quanto riportato da “Politico”, sarebbe quanto scritto nelle 36 pagine di resoconto dettagliato in merito a un possibile atto di ostruzione alla giustizia. «Che l’FBI, nel giro di poche ore, abbia recuperato il doppio dei documenti con contrassegni di classificazione rispetto alla “diligente ricerca” che il consigliere dell’ex presidente e altri rappresentanti hanno avuto settimane per eseguire mette in seria discussione le dichiarazioni fatte nella certificazione del 3 giugno e mette in dubbio la portata della cooperazione in questa materia» aggiunge Bratt.
Il sopracitato deposito, inoltre, include anche una foto nella quale sono ritratti i file che dovrebbero essere stati recuperati dal cosiddetto “Ufficio 45” nella residenza di Trump. Numerose copertine hanno la scritta “Top Secret”, “Secret” o “Informazioni a scomparti sensibili” apposta sopra i fascicoli e almeno tre dei documenti hanno il contrassegno di classificazione su carta intestata della Casa Bianca. Pertanto, il Dipartimento di Giustizia ha indicato che la “combinazione” degli effetti personali di Trump con materiali classificati sarebbe dunque “prova pertinente dei reati legali oggetto di indagine”.