Nell’ormai lontanato 2016, Kim Kardashian venne derubata a Parigi, dove si trovava in occasione della Fashion Week, da alcuni uomini armati che l’hanno minacciata, legata e rinchiusa in bagno. Successivamente, al termine di un’inchiesta della durata di cinque lunghi anni, i giudici incaricati decisero che le dodici persone coinvolte nella rapina avrebbero dovuto essere processate per “furto armato in banda organizzata, rapimento e sequestro” di persona e “associazione criminale”.
Ad oggi però, in un’intervista rilasciata a “Vice News”, Yunis Abbas, uno degli uomini coinvolti nell’operazione organizzata ai danni dell’imprenditrice – la quale si vide sottrarre circa 10 milioni di dollari -, ha deciso di parlare e di confessare di non provare alcun rimorso per quanto accaduto. «Dato che buttava via i soldi, io ero lì per raccoglierli, e basta. [Mi sento] colpevole? No, non mi interessa» ha affermato Abbas, il quale nel corso dell’intervista parla anche della spasmodica volontà delle celeb di postare quanto possiedono, affermando: «Dovrebbero essere un po’ meno appariscenti nei confronti delle persone che non possono permetterselo. Per alcune persone è provocatorio».
«Sono andato su Internet ed è vero, ho visto i suoi gioielli, ho visto il suo anello, ho visto che li mostrava ovunque e conoscevamo queste informazioni attraverso i social media» ha spiegato Abbas, il quale afferma che, all’epoca, conosceva più Kanye che Kim ma «Ho visto che ha lanciato il suo diamante in piscina in quell’episodio di Al passo con le Kardashians. Ho pensato: “Ha un sacco di soldi. A questa signora non importa per niente”» come a voler giustificare il fatto che la noncuranza di Kim nei confronti di quanto in suo possesso si sia rivelata come una sorta di “autorizzazione” o “giustificazione” per impossessarsi di quanto da lei “gettato via”.