Era noto da tempo e la Scala ha confermato di non voler stravolgere le scelte già stabilite da anni: ad aprire la prossima stagione lirica il 7 dicembre sarà un’opera russa, “Boris Godunov”, capolavoro del tardo ottocento di Modest Petrovič Musorgskij, che sarà diretto da Riccardo Chailly con la regia dal danese Kasper Holten. La guerra in Ucraina ha in qualche modo spinto alla demonizzazione dell’occidente dei russi, spingendo verso una sorta di boicottaggio.
Il sovrintendente Dominique Meyer, durante la conferenza stampa di presentazione del cartellone che vedrà 272 rappresentazioni nella stagione 2022/2023, ha voluto spiegare come il Teatro continuerà a produrre opere russe, mantenendo anche gli interpreti russi, come Anna Netrebko. «Non sono per la caccia alle streghe, non sono per la cancellazione delle opere russe e quando leggo Puskin non mi nascondo». Non sarà la guerra di un governo a cancellare un patrimonio culturale. Scelta apprezzata anche dal sindaco di Milano, Beppe Sala: “Sono felice di questa stagione, la scelta di aprire con il Boris mi sembra particolarmente azzeccata, e vedo il progresso della Scala con un futuro con tanti segni più. Se c’è coraggio tutto viene meglio”.
Il sovrintendente Meyer ha annunciato inoltre palchi a metà prezzo per alcune rappresentazioni di gruppi under 35, ma anche un po’ di preoccupazione per l’aumento del costo delle bollette, che riguarda ovviamente anche il Teatro milanese. “Siamo preoccupati dagli aumenti dei costi, sarebbe da stupidi non preoccuparsi. Qui a teatro la bolletta della luce passerà da due a quattro milioni. Stiamo lavorando sull’efficienza energetica, abbiamo dei progetti e il Pnrr ci darà una mano, non abbiamo aspettato che iniziasse la crisi energetica per muoverci. Con il nostro progetto saremo in grado di ridurre del 52% le emissioni di CO2”.