Unendosi a quanto già dichiarato in precedenza da alcuni suoi colleghi e non – primo su tutti Alessandro Borghese -, anche lo chef siciliano Filippo La Mantia, in un’intervista a Cook, il mensile di cucina del “Corriere della Sera”, ha parlato delle difficoltà riscontrate nel trovare nuovo personale soprattutto tra i ragazzi più giovani. «Servo io i clienti perché i ragazzi non vogliono più fare questo mestiere. Prima del Covid per loro era importante trovare lavoro, adesso è più importante avere tempo: è una presa di coscienza collettiva, come noi quando volevamo una società diversa negli anni Settanta» ha dichiarato. Lo chef aggiunge inoltre che, alcune delle domande che gli vengono fatte ai colloqui riguardano principalmente la richiesta di avere del tempo libero e vanno da “Posso avere il part time?” a “Posso non lavorare la sera?”.
Dal canto suo, La Mantia sostiene di non ritenere i ragazzi degli “sfaticati” ma che questi abbiano proprio cambiato radicalmente mentalità e approccio al lavoro. «È una presa di coscienza quella di mettere al centro della propria vita il tempo, è la tendenza di questo momento storico. Come si può condannarla? Io da giovane stavo al Majestic di Roma dalle 9 del mattino all’1 di notte per imparare, ma era una mia scelta, non lo posso chiedere ai ragazzi oggi. Anzi, se me lo chiedessero direi loro di non farlo». Inoltre, lo chef sottolinea come, in Italia, l’accoglienza e il servizio in sala non siano considerati come una vera e propria “arte” ma più come lavori di ripiego e, per questo, a suo avviso sarebbe necessario un maggiore lavoro a partire dalle scuole.