“Ho scoperto che a 34 anni non è vero che sono una ragazza italiana come tante, io resto nera”. Lorena Cesarini ha esordito così stasera sul palco del Teatro Ariston di Sanremo, indossando un lungo abito griffato Valentino, disegnato da Pierpaolo Piccioli.
Lo ha fatto raccontando una storia. La sua storia. Quella di una ragazza nata in Senegal, ma cresciuta a Roma. Gli studi, le passioni, il cinema. Il suo racconto, però, si ferma quando racconta ciò che è successo dopo l’annuncio di Amadeus, il 1° gennaio, riguardo la sua presenza come co-conduttrice durante il Festival di Sanremo.
“Dopo che Ama ha dato questo annuncio alcune persone hanno sentito l’urgenza di dirlo. Vi leggo alcune frasi uscite sui social: ‘Non se lo merita’, ‘L’hanno chiamata perché nera’. Poi: ‘È arrivata l’extracomunitaria’. ‘Forse l’hanno chiamata per lavare le scale e annaffiare i fiori’”.
Alle lacrime di commozione, ricordando quei momenti, ha risposto con carattere, con un libro in mano: “Il razzismo spiegato a mia figlia” di Tahar Ben Jelloun. “Tutti gli uomini e le donne del pianeta hanno nelle vene sangue della stessa tinta, indipendentemente dal colore della pelle, perché un uomo è uguale a un uomo”. Lo dice leggendo, facendo sue, in qualche modo, le parole dello scrittore e regalando un grande insegnamento al pubblico di Sanremo.