“È stata la mano di Dio” gli è valso la candidatura agli Oscar 2022 come miglior film straniero. Ma per Paolo Sorrentino, il suo ultimo lavoro cinematografico è molto di più: come spiega tra le pagine di “D – la Repubblica delle donne”, in edicola da domani sabato 4 dicembre, è la «lettera» che avrebbe voluto scrivere a sua madre, persa quando aveva solo sedici anni.
«Chissà se, nell’aldilà, è consentito andare al cinema – esordisce – Così mia madre potrebbe vedere la lettera che le ho scritto, attraverso questo film. La lettera che sosta tutti i giorni nell’anima dei figli diventati grandi. Dove scriviamo, col pensiero e con le parole che non abbiamo detto, quella meraviglia che è stata o non è stata, ma che sempre rimarrà nella nostra vita sentimentale, l’idea di meraviglioso».
«Abbiamo avuto madri meravigliose e da ragazzi non lo sapevamo – continua – Coltivavano pedagogie traballanti, fameliche di sensi di colpa. Mia madre, per esempio, nei momenti di conflitto, era solita dire: “Quando non ci sarò più, soffrirete tantissimo”. Non volevamo crederci, perché rifiutavamo il concetto di scomparsa. Invece, naturalmente, è stato così. […] Oggi l’educazione dei figli è una missione. Per la generazione di mia madre era solo un altro fardello che la vita imponeva. Eppure, era tutto amore. Ma l’ho capito dopo. E quando ho avuto le parole per dirglielo, lei non c’era più».
«Per questo – conclude – mi piace pensare, con un’ingenuità da bambino profondo, che nell’aldilà si possa vedere un film. Per dire quello che non ho potuto dire. E per chi può, ho un solo consiglio: ditelo. A costo di essere ridicoli, sentimentali e pieni di lacrime […]».