Surrealismo da indossare: Dalí e la moda in mostra a Milano

Salvador Dalí ha fatto dell’eccesso una forma d’arte e dell’immaginazione un vero e proprio metodo. Immagini oniriche dalle forme storpiate e colori brillanti, orologi molli, corpi deformati, oggetti fuori scala e accostamenti impossibili hanno costruito nel tempo un universo estetico immediatamente riconoscibile, sospeso tra sogno, desiderio e provocazione. Ma il suo immaginario non si è fermato alla tela: per Dalí ogni superficie poteva diventare uno spazio creativo, dal gioiello all’arredo, dalla fotografia alla scenografia, fino all’abito. È proprio in questa vocazione a trasformare la realtà che nasce il suo rapporto, sorprendentemente profondo, con la moda.

Già dagli anni Trenta Dalí guarda all’abbigliamento come a uno strumento capace di mettere in discussione l’identità e la percezione del corpo. Il suo sodalizio con Elsa Schiaparelli è il capitolo più celebre di questa ricerca: insieme trasformano il vestito in un oggetto surrealista, dando vita a creazioni entrate poi nella storia come il Cappello-scarpa, l’iconico Abito aragosta e il celebre Veston aphrodisiaque. Dalì collabora anche con Coco Chanel e Christian Dior, progettando costumi e prestando il suo unico sguardo a colossi della moda francese, dimostrano quanto il suo linguaggio fosse versatile e per natura già vicino alla sperimentazione della moda. Scarpe, guanti, cappelli, abiti, gioielli e persino il corpo umano diventano così elementi ricorrenti del suo repertorio visivo, caricati di significati nuovi e spesso destabilizzanti. Dalí comprende prima di molti altri che la moda non è soltanto un modo di vestire il corpo o un’ opportunità commerciale, ma uno tra i molti strumenti da utilizzare per costruire identità, creare desiderio e alterare, qualora lo si volesse, la percezione della realtà. È proprio questa relazione tra arte, corpo, moda e immaginazione a essere al centro della nuova mostra dell’artista in arrivo a Milano.

Dal 24 settembre 2026 al 31 gennaio 2027, Palazzo Reale ospiterà infatti “Dalì e la moda”, un percorso espositivo dedicato proprio a questo aspetto meno esplorato, ma estremamente fertile, della produzione dell’artista catalano. La mostra riunirà oltre 200 opere e documenti, tra dipinti, disegni, fotografie, abiti, filmati, gioielli e oggetti, per raccontare come Dalí abbia contribuito a ridefinire il rapporto tra arte e moda. Il percorso attraverserà pittura, scultura e design, mettendo in relazione il manichino e il corpo, l’opera d’arte e l’abito, per restituire l’influenza esercitata dall’artista sull’immaginario fashion. L’esposizione punta a mostrare non solo lo sguardo estetico di Dalì oltre il medium prettamente artistico, ma anche a riconsiderare la disciplina moda come una componente importante del suo processo creativo e come un mezzo per esprimere autenticamente il proprio immaginario.

Curata da Montse Aguer, Laura Bartolomé Roviras e Judith Clark, la mostra è promossa da Comune di Milano – Cultura, Palazzo Reale, Mondo Mostre e Civita Mostre e Musei, in collaborazione con la Fundació Gala-Salvador Dalí, e con il patrocinio dell’Ambasciata di Spagna in Italia e della Camera Nazionale della Moda Italiana.


[📷 IPA]

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