Enfant Terrible non poteva che essere il soprannome più adatto per lui. Provocatore naturale, couturier esperto, ironico e contraddittorio, teatrale, performativo, in una sola parola, iconico. Jean Paul Gaultier non è solo un designer, ma un monumento, uno di quelli che la moda l’ha cambiata davvero, scrivendo un capitolo fondamentale che non è solo limitato a vestiti e accessori ma alla cultura di un’epoca. Reinterpreta il sartoriale, lo allunga, lo disfa, lo struttura di nuovo: un gioco costante contro ogni standard o convenzione prestabilita.
La sua unica regola è non avere regole e questo l’ha portato nell’Olimpo del fashion system con un biglietto di solo andata e senza ritorno. Con lui, la lingerie viene esibita e il corsetto, fino ad allora considerato indumento privato, diventa una dichiarazione di stile da esibire orgogliosamente. E la regina del pop Madonna ne sa qualcosa: è infatti Gaultier a disegnare il bustier conico del suo Blond Ambition Tour del 1990. L’inizio di una leggenda.
Ma JPG ha avuto anche il merito, tra i primi, di abbassare i confini di genere e creare collezioni gender fluid; e ancora, la street culture tra denim, borchie e tattoo dress in tessuto mesh per un effetto seconda pelle ancora oggi copiatissimo. Fino a influenze etniche, da mondi lontani e a tratti fantastici, dove la frenesia selvaggia incontra la couture per un risultato che ha fatto la storia. Una storia che ci piace rileggere ogni volta, tra nostalgia e desiderio di indossare tutto.
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