I corsetti non sono mai stati concepiti per essere protagonisti. Eppure oggi, nell’era dell’Ozempic e del naked dressing elevato a linguaggio dominante della moda, sono più visibili che mai. Pensiamo anche al successo recente di marchi come Dilara Findikoglu, che ha fatto del corsetto un uovo trademark, simbolo del rinnovato interesse per questo silenzioso e sensuale elemento.
È in questo scenario che Elias Matso emerge come uno dei nomi più interessanti della nuova generazione di corsettieri. Originario del Maine e laureatosi lo scorso giugno presso Polimoda, a Firenze, Matso è ancora poco conosciuto al grande pubblico, ma il suo lavoro è già approdato sulle passerelle della New York Fashion Week e sui red carpet più prestigiosi di Hollywood. Tra i suoi contributi figurano per esempio gli eleganti bustier in pizzo presentati nella sfilata Autunno di Christian Siriano. Tuttavia, il primo vero incontro del pubblico con il suo talento è probabilmente avvenuto grazie a un altro Christian: Christian Cowan. Tutto è iniziato con un semplice messaggio su Instagram, racconta Cowan a WWD.«Ho scoperto Elias su Instagram e sono rimasto immediatamente colpito dalla qualità del suo lavoro. Possiede un equilibrio raro tra creatività e costruzione tecnica: una combinazione che ha conferito alla nostra collaborazione una precisione e una forza scultorea davvero straordinarie.»
Da quell’incontro sono nati gli ormai celebri abiti wet-look, creazioni che hanno dimostrato una sorprendente longevità nel panorama del celebrity dressing. Dopo il debutto a Cortland Alley, durante la New York Fashion Week dello scorso settembre, gli item sono stati indossati da Sydney Sweeney, Sarah Paulson, Brooks Nader e Chloe Bailey. Più recentemente è stata Lizzo a sceglierne una versione ai BET Awards, occasione in cui Matso ha anche co-firmato i corsetti personalizzati indossati da Tyla e Cardi B. Tre protagoniste assolute della scena musicale nella serata più importante dell’hip-hop: un traguardo notevole per un designer di appena ventiquattro anni, fresco di graduation. A rendere immediatamente riconoscibili gli abiti wet-look è il sofisticato lavoro di pieghe sul corpetto, che scolpisce il corpo evocando l’immagine di una Venere appena emersa dalle acque. Matso aveva già sperimentato questa tecnica nel progetto finale del suo terzo anno, condividendone le immagini online. Quell’estate, mentre inviava candidature per lavorare in una gelateria, ricevette il messaggio di Cowan. «Il giorno dopo abbiamo fatto una videochiamata e Christian mi ha aperto le porte del suo universo creativo. È stata un’esperienza quasi magica, soprattutto perché mi ha lasciato grande libertà e fiducia nel processo creativo.»
Per Matso il corsetto è molto più di un capo d’abbigliamento: è uno strumento di trasformazione. I suoi primi esperimenti risalgono agli anni del liceo, quando si esibiva in drag per guadagnare qualche soldo. «Ho un rapporto estremamente personale con questo oggetto», racconta. «Lo utilizzavo per trasformarmi e, proprio attraverso quell’esperienza, ho iniziato a costruire elementi sopra la sua struttura, comprendendo come potesse influenzare e controllare il risultato finale.» È proprio questa esperienza diretta, secondo lui, a rappresentare il suo punto di forza. «Se ti limiti a stringere un corsetto sul corpo di qualcun altro non puoi davvero capire come ci si sente. Io, invece, conosco quella sensazione e posso dialogare con chi lo indossa, modificando il cartamodello sulla base di ciò che ho sperimentato personalmente.»
Per la sua collezione di tesi, realizzata da casa a causa di complicazioni con il visto studentesco, Matso ha affrontato il tema dell’invecchiamento e del modo in cui il corpo cambia nel tempo, in apparente contrasto con la funzione stessa del corsetto, storicamente concepito per contrastare quei mutamenti. «È come se versassimo noi stessi dentro questi contenitori per trattenerci, sostenerci e mantenerci in forma», spiega indicando uno dei vasi presenti nella sua moodboard. «Ma con il tempo diventiamo sempre più fluidi.» Il concetto di fluidità attraversa anche il titolo della collezione, Melt Away With Me. Per tradurlo in forma, Matso ha collegato minuscoli segmenti di stecche d’acciaio attraverso piccole perline, creando strutture che sembrano sgorgare da un paio di pantaloni come un geyser, evocando quasi una gonna hawaiana. In altri look, invece, queste linee metalliche scorrono delicatamente da un top all’americana, dando vita a una reinterpretazione quasi bionica del suo ormai iconico wet-look dress.
«È la sfida tecnica più complessa che abbia mai affrontato.»
La musa dichiarata di Matso è la contessa italiana Marie-Laure Gardoni, immortalata nelle celebri Polaroid di Andy Warhol. «L’estetica tra la fine degli anni Settanta e i primi Ottanta è quella verso cui torno sempre.» Spalle importanti, seni enfatizzati e un glamour volutamente eccessivo, che richiama l’atmosfera di Studio 54, attraversano tutta la collezione. A controbilanciare questa sensualità sono capi più tradizionali o, come precisa Matso, la loro semplice “suggestione”. «Volevo partire da silhouette oversize e apparentemente conservatrici, per poi farle fondere, attraverso il sudore della pista da ballo, la disco music e la gioia queer, con elementi più aderenti e sensuali.»
Questa fusione raggiunge uno dei suoi apici in un maglione a rombi con maniche da giullare, teso sopra un corsetto e indossato, nel lookbook della collezione, da un baffuto Mr. Pearl. Non sorprende che il leggendario corsettiere, autore delle silhouette più iconiche di Mugler e Alexander McQueen, sia il suo principale punto di riferimento. «Si parla continuamente di quei capi d’archivio senza mai citare Mr. Pearl, che è stato il vero artefice di quelle silhouette. È il riflesso di quanto siamo ossessionati dai marchi e molto meno dalle persone che, concretamente, quei capi li realizzano.» Secondo il giovane corsettiere, specializzarsi in una competenza altamente specifica rappresenta oggi uno dei modi più efficaci per emergere in un settore estremamente competitivo. «Noi giovani designer dobbiamo costruire un’identità chiara e diventare figure realmente indispensabili.»
Per il momento, però, Matso non ha fretta di entrare definitivamente nell’industria della moda. Concluso il percorso accademico, si sta concedendo un periodo di pausa, lontano dai ritmi frenetici del settore. Una cosa, però, resta immutata: i suoi direct su Instagram sono sempre aperti, qualora qualcuno volesse commissionare qualcosa…
[📷 Instagram: eliasmatso]