La storia va in scena nel New Jersey. La Spagna può urlare di gioia per la seconda volta nella sua storia: è campione del mondo per la seconda volta. Sotto gli occhi della famiglia reale, gli uomini di De la Fuente hanno battuto l’Argentina 1-0 al termine di una partita sofferta, arrivata ai supplementari, e decisa da un gol all’inizio del secondo tempo extra time di Ferrán Torres. La Roja ha chiuso nel migliore dei modi un mese abbondante di torneo entusiasmante. Presentandosi alla finale dopo un cammino autorevole. Da campione d’Europa in carica, sì, ma lontana dai fasti del tiki taka che nel 2010 aveva meravigliato il mondo.
È una squadra diversa, più solida, ma sempre dotata di talento e tecnica. E lo si è visto fin dai gironi, dove le Furie Rosse hanno pareggiato con la sorpresa Capo Verde, prima di inanellare soltanto successi: 4-0 contro l’Arabia Saudita e 1-0 sull’Uruguay. Poi i sedicesimi di finale, con il netto 3-0 sull’Austria, e soprattutto gli ottavi, dove la Spagna ha eliminato l’autorevole Portogallo di Cristiano Ronaldo per 1-0. Non sono state passeggiate di salute, ma partite di sofferenza e maturità. Come quella contro il Belgio, dove ancora Mikel Merino ha regalato la qualificazione quasi allo scadere segnando il gol del 2-1, e la semifinale con la favoritissima Francia, domata per 2-0.
Al MetLife Stadium, alle porte di New York, la Roja ha domato un’Argentina stanca, mai pericolosa, con caparbietà, un centrocampo superiore a tutti e una difesa rivelatasi la migliore del torneo. Ma soprattutto grazie al talento. Come quello limpido di Lamine Yamal, che ha vinto la sfida metaforica e generazionale con Messi, conquistando il Mondiale a soli 19 anni – compiuti da poco – e facendo esplodere di gioia con i suoi compagni tutta la Spagna.
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