Schiaparelli prosegue il proprio percorso all’insegna di un’estetica visionaria e dichiaratamente teatrale, alimentata da un immaginario in cui il regno animale e un bestiario senza tempo diventano linguaggio creativo. Creature che sembrano emergere da antiche grotte medievali o dagli abissi marini approdano sulla passerella per poi conquistare i red carpet di tutto il mondo.
Il titolo di questa collezione Haute Couture Fall/Winter 2026-2027 è The Abyss. Se nelle precedenti stagioni Daniel Roseberry partiva da un’idea precisa e immediatamente leggibile, questa volta il direttore creativo dichiara di essersi mosso in una dimensione più liminale: uno spazio sospeso tra le emozioni, immerso nel mistero e nell’indefinito. Presentando la collezione, Roseberry scrive: «Quando, durante la realizzazione di questa collezione, mi sono ritrovato a cercare una direzione, ho pensato a una poesia di Rainer Maria Rilke del 1922, intitolata Tu, oscurità, che parla di mistero, fede e dell’ignoto. Mi ha ricordato che, sebbene si dica spesso che l’alta moda sia qualcosa da padroneggiare, raramente ci soffermiamo a riflettere su cosa significhi davvero la vera maestria.»

L’obiettivo era dunque quello di realizzare una collezione che rimanesse, almeno in parte, inafferrabile, anche a lui stesso. Eppure, pur essendo questa la premessa, il risultato appare meno enigmatico di quanto dichiarato. Il motivo risiede a parer mio proprio nell’identità stilistica di Roseberry: il suo immaginario è ormai così riconoscibile da non lasciare realmente spazio all’ambiguità. La genesi delle sue creazioni rimane leggibile e gli abiti, pur elaborati, rimandano quasi sempre a riferimenti iconografici o zoologici ben definiti. Emblematico è l’Octopus Dress: una silhouette aderente in laser-cut nero lucido dalla quale si sviluppano letterali tentacoli di piovra. Il richiamo alla creatura degli abissi è immediato e inequivocabile, trasformando il simbolo in una rappresentazione decisamente didascalica.
Bustier e corsetti dominano la collezione, modellando il corpo come fossero calchi anatomici. Talvolta sono proposti come busti strapless, come l’abito indossato da Karlie Kloss: un total look azzurro composto da un corsetto architettonico e una gonna in latex impreziosita da applicazioni floreali scultoree, altre volte i busti ricreano piccoli cardigan rigidi e corti, lasciati aperti. La severità della costruzione viene spesso bilanciata dalla morbidezza delle gonne, creando un dialogo costante tra struttura e fluidità. Ricorrente in questa collezione è anche il latex, declinato sia in finitura lucida sia opaca, utilizzato come una seconda pelle per enfatizzare silhouette, in blazer sottili decorati da fiocchi o in gonne sinuose. Lunghi abiti e giacche si arricchiscono di escrescenze, punte e rilievi che evocano coralli, anemoni e organismi marini, proseguendo il racconto di un ecosistema fantastico in tonalità ora scure ora cangianti.

Rimangono straordinarie, come da tradizione della maison, le lavorazioni couture. Reti di sottilissimi fili dorati punteggiate di minuscole perle danno vita a blazer-gioiello di impressionante complessità, mentre gonne interamente ricoperte di cristalli e pietre ricamate testimoniano un savoir-faire di altissimo livello. Molto sceniche anche le superfici trasparenti in lattice o silicone dotate di sensori interni, che permettono a gonne e giacche di illuminarsi internamente, ricreando l’effetto della bioluminescenza, ovvero la capacità degli organismi viventi di emettere luce propria, come pesci lanterna o creature subacquee. Tra cascate di frange composte da fili di perline che donano movimento al corpo e strutture rigide che lo immobilizzano in una dimensione scultorea, la collezione mette in scena un virtuosismo artigianale indiscutibile, senza però riuscire a spingersi oltre un linguaggio estetico già ampiamente esplorato.
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