Dior SS27: l’uomo di Jonathan Anderson, tra romanticismo bohémien e sartorialità errante

C’è una visione che Jonathan Anderson ha sancito sin dal suo debutto in Dior: un sogno fatto di gioventù sognatrice, poliedriche incursioni provenienti da mondi diversi e una reinterpretazione squisita e personalissima del sartoriale. Una visione che ha preso forma in modo decisivo soprattutto nelle sue collezioni menswear: se nella donna il designer irlandese riecheggia ancora costruzioni tanto sperimentali quanto votate a una ridefinizione del Dior Look più sofisticato e intransigente, è nel menswear che emerge con maggiore evidenza quel suo spirito libero e controcorrente, caratterizzato da una nonchalance creativa che si riflette in collezioni elegantissime ma rilassate, studiate ma spontanee, autentiche e genuinamente irriverenti, senza mai trascurare l’approccio sartoriale.

Tra dandy rock’n’roll, studenti animati da ideali utopici, poeti contemporanei e jeunes hommes cosmopoliti che potrebbero vivere tranquillamente tra una lettura di Rimbaud, una passeggiata per le rues più chic di Parigi e una fuga alle Canarie per fare surf, l’uomo Dior di Anderson si configura come il protagonista di un romanzo senza tempo, ieri come oggi: un Oliver Twist più adulto o un Dorian Gray meno peccaminoso. I suoi uomini, infatti, possiedono l’allure contemplativa di chi sa guardare ancora alla bellezza con garbo e generosa curiosità, senza dover necessariamente addentrarsi nei meandri meno nobili della condizione umana. Nei suoi show, così come nelle sue campagne, c’è sempre una luce salvifica.

L’ultima collezione Spring/Summer 2027, presentata questa mattina in una soleggiata Parigi, nell’incantevole cornice del Musée Nissim de Camondo – attualmente in fase di restauro -, è probabilmente una delle prove più riuscite del designer per la maison francese. Un’ode al tailoring sviscerata nelle sue forme più disparate, eppure perfettamente coerente in una narrazione ricca di suggestioni e riferimenti.

La giacca resta il cuore pulsante da cui Anderson è partito, sin dal debutto, per codificare la propria direzione creativa in Dior. Lo si era già visto con la reinterpretazione dell’iconica Bar Jacket e lo si ritrova in questa collezione, dove la giacca diventa il pretesto per lirismi strutturali ed estetici di ampio respiro. Trasferire dettagli fondanti di una giacca da completo in un bomber dall’anima quotidiana è soltanto uno dei tanti esercizi messi in atto dal designer, così come inserire, nel mezzo di questo giardino di bellezza neoclassica, cardigan preziosi rifiniti da frange sull’orlo, denim strappati abbinati a lunghi cappotti vestaglia, camicie decorate romanticamente con cravatte trompe-l’œil, pantaloni ciclisti in jeans accostati a tagli impeccabili e stivali texani in suede, talvolta impreziositi da ricami floreali.

Gli accessori rappresentano una componente altrettanto potente: borse in tessuto multicolore dall’allure ethno-chic vengono indossate con naturalezza sopra long coat e completi con papillon che, tuttavia, rinunciano deliberatamente a quella perfezione immacolata spesso associata all’abbigliamento da sera, lasciandosi tentare da una sregolatezza quasi puerile ma irresistibile. Tote bag in suede e cartelle portate a tracolla con apparente noncuranza diventano espedienti che costruiscono, passo dopo passo, lo sviluppo di questo racconto di formazione di cui gli uomini Dior sono protagonisti.

Ma forse il protagonista principale resta proprio lui, Jonathan Anderson, che sta scrivendo la pagina del proprio romanzo creativo intrecciandola ai fasti di una maison storica che non si è lasciato schiacciare addosso. Al contrario, è riuscito a costruirle accanto una storia parallela altrettanto interessante: quella della sua creatività.

[📷Getty Images] 

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