Holy Pop!: dai poster alle reliquie, il culto delle icone in una mostra a Londra 

Alla Somerset House di Londra c’è una mostra che sembra fatta apposta per il nostro presente iper-connesso, emotivo e ossessionato dalle icone. Holy Pop! – aperta fino al 9 agosto 2026 – mette in scena un’idea tanto semplice quanto potentissima: oggi veneriamo pop star, artisti e personaggi immaginari al posto di santi e divinità?

«In un mondo sempre più secolarizzato, il modo in cui idolatriamo le pop star, le icone di culto e persino i personaggi immaginari è diventato una forma moderna di devozione. Holy Pop! esplora il mondo affascinante dei “santuari” contemporanei – oggetti, collezioni e spazi attraverso cui onoriamo i nostri eroi», si legge nella descrizione della mostra, definendosi così come spazio per esplorare come l’ammirazione è diventata identità e gli idoli punti di riferimento.

Dentro la mostra, il concetto di “santuario contemporaneo” prende forma attraverso oggetti, collezioni e spazi che raccontano il nostro bisogno di attaccamento e significato. Non è solo nostalgia o fan culture ma un linguaggio emotivo condiviso. Tra le figure evocate si incontrano nomi che appartengono ormai all’immaginario collettivo: Lady Diana, Andy Warhol e Prince ad esempio, ma anche figure inattese come Dobby di Harry Potter, a dimostrazione di quanto la devozione non distingua più tra reale e immaginario.

La mostra è costruita come un percorso in tre atti, come una narrazione emotiva. La prima sala, la scintilla personale, indaga il momento intimo in cui nasce l’ammirazione: perché ci leghiamo a certe figure e cosa proiettiamo su di loro. Segue il lutto collettivo, forse la sezione più potente, che racconta come sconosciuti possano diventare comunità nei momenti di perdita, trasformando il dolore in memoria condivisa. Infine, i santuari domestici portano tutto dentro le case: fotografie, poster, oggetti quotidiani, piccoli altarini contemporanei che raccontano chi siamo attraverso ciò che scegliamo di esporre.

Sul finale, un oggetto minuscolo ma carico di significato chiude il percorso: il chewing gum di Nina Simone. Raccolto dal musicista Warren Ellis dopo il suo ultimo concerto nel Regno Unito, è diventato un reperto di devozione artistica, tanto da ispirare anche il suo memoir. Ed è proprio qui che Holy Pop! colpisce di più: nel suggerire che la sacralità non è scomparsa, ma si è spostata. E oggi può nascondersi in un poster, in un oggetto, o persino in qualcosa che, a prima vista, sembrerebbe insignificante.

[📸 Instagram: furcoat]

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