Milano: Achille Castiglioni e Bruno Munari insieme in una mostra dedicata al gioco

Dal 29 maggio 2026 al 16 febbraio 2027, la Fondazione Achille Castiglioni di Milano ospita Achille e Bruno, liberi di giocare, mostra curata da Marco Marzini che indaga il dialogo creativo tra Achille Castiglioni e Bruno Munari, due figure cardine del design italiano del Novecento accomunate da affinità metodologiche, sensibilità progettuale e una comune attitudine alla sperimentazione. Attraverso oggetti, giochi, fotografie e materiali d’archivio, l’esposizione ripercorre il rapporto tra i due designer, mettendo in luce una visione del progetto fondata sulla curiosità, sull’osservazione del quotidiano e su una costante tensione verso il gioco inteso come strumento di conoscenza. La mostra nasce da un approfondito lavoro di ricerca condotto negli archivi della Fondazione e di Casa Castiglioni, riportando al centro quella dimensione di leggerezza e libertà immaginativa che attraversa l’intera opera di Achille Castiglioni.

Per Bruno Munari il gioco rappresentava un dispositivo educativo e creativo capace di stimolare immaginazione, autonomia e pensiero libero; per Castiglioni era invece un metodo di osservazione della realtà, una pratica progettuale attraverso cui raccogliere intuizioni e trasformare oggetti comuni in nuove possibilità narrative e funzionali. L’esposizione si inserisce nel solco del precedente progetto Gioco e progetto, progetto è gioco, sviluppandone ulteriormente il nucleo concettuale: il progetto come autentica metafora del gioco. Un principio condiviso da entrambi i designer, accomunati da un approccio fondato su sperimentazione continua, associazioni inattese e intuizioni da seguire e approfondire.

Nel percorso espositivo, Achille Castiglioni e Bruno Munari emergono quasi come due instancabili esploratori del reale, capaci di osservare il mondo con sguardo ironico e curioso che culmina in un processo creativo in cui il gioco si trasforma in progetto e il progetto ritorna costantemente al gioco. L’allestimento si articola in nuclei tematici dedicati alla luce, alle forme naturali, alle parole, agli oggetti quotidiani e alle strutture pieghevoli. Nella sezione Luci e ombre il pubblico è invitato a sperimentare direttamente proiezioni, riflessi e interferenze ottiche attraverso tre proiettori Rocket Ferrania progettati da Achille e Pier Giacomo Castiglioni nel 1960, oggi riconvertiti con sorgenti LED. Le Proiezioni Dirette di Bruno Munari e una fotocopiatrice dedicata alla xerografia trasformano questo ambiente in uno spazio immersivo e partecipativo.

La forma naturale raccoglie invece oggetti organici e scarti industriali appartenuti ai due designer: piccoli frammenti del reale capaci di generare associazioni inattese e riflessioni sul rapporto tra forma, funzione e immaginazione. La forma delle parole approfondisce il tema del segno grafico, della tipografia e della composizione visiva, mentre Queste non son tutte propone una riflessione ironica sulla produzione di sedute attraverso una selezione di sedie progettate dai Castiglioni accanto a una poltrona volutamente scomoda, pensata per sperimentare nuove posture e modalità di utilizzo.

Accanto ai temi della luce, della natura e della parola, il percorso affronta anche il motivo della maschera e dell’espressione del volto, la reinterpretazione poetica degli oggetti quotidiani attraverso accostamenti inattesi e il tema delle strutture pieghevoli, concepite secondo principi di essenzialità formale e intelligenza costruttiva. Più che una semplice mostra sul design, Achille e Bruno, liberi di giocare si configura dunque come un’indagine complessa e leggera al tempo stesso, sul pensiero creativo, sull’importanza dello sguardo e sulla capacità del progetto di nascere, ancora una volta, dall’atto libero del gioco.


[📷 Courtesy of Nicoletta Murialdo PressOffice]

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