C’è un velo di tristezza, ma anche di gioia. Perché da martedì scorso Cannes si è risvegliata ogni mattina non solo con l’eccitazione di una città che si apprestava a diventare il centro del mondo del cinema per circa due settimane, ma anche con la curiosità di scoprire chi si sarebbe aggiudicato la Palma d’Oro in questa 79ª edizione della prestigiosa kermesse. Quel mistero si è finalmente risolto oggi, sabato 23 maggio 2026, ultimo giorno di un calendario lunghissimo e di innumerevoli film che hanno regalato giornate indimenticabili all’insegna del cinema e anche del glamour. E a vincere la Palma d’Oro per il miglior film è stato Fjord di Cristian Mungiu, pellicola che vede al suo interno due grandi nomi del cinema come Sebastian Stan e Renate Reinsve. Un riconoscimento importante per il regista romeno, che già nel 2007 vinse con “4 mesi, 3 settimane, 2 giorni”.
Non mancano anche gli altri vincitori, protagonisti di una kermesse sulla carta con meno presenza di grandi nomi, ma in realtà, come sempre, scoppiettante. La giuria di quest’anno, presieduta da Park Chan-wook e composta da nomi come Ruth Negga, Laura Wandel, Diego Céspedes, Isaach De Bankolé, Paul Laverty, Chloé Zhao, Stellan Skarsgård e Demi Moore, ha avuto tanto da fare, ma alla fine ha trovato un compromesso. Ad esempio, la Palma d’Oro per il miglior cortometraggio è andata a “Para Los Contrincantes (To Opponents)” di Federico Luis, mentre la Camera d’Or a “Ben’Imana” di Marie-Clémentine Dusabejambo. Se il Premio Speciale della Giuria è andato a Valeska Grisebach, regista di “The Dreamed Adventure”, la migliore sceneggiatura è quella di Emmanuel Marre per “A Man of His Time”. I premi come miglior attore e miglior attrice sono andati ex aequo rispettivamente a Valentin Campagne e Emmanuel Macchia per “Coward”, e a Virginie Efira e Tao Okamoto per “All of a Sudden”. Javier Calvo e Javier Ambrossi per “La Bola Negra” e Paweł Pawlikowski per “Fatherland” si sono aggiudicati il premio per la miglior regia, mentre il Grand Prix è andato ad Andrej Zvjagincev per “Minotaur”.
Per la sezione Un Certain Regard c’è stata ovviamente l’attenta valutazione della giuria, presieduta dall’attrice francese Leïla Bekhti, che comprendeva anche la produttrice senegalese Angèle Diabang, il compositore libanese Khaled Mouzanar, la regista italiana Laura Samani e il regista francese Thomas Cailley. A vincere il premio Un Certain Regard per i giurati è stato il film “Everytime” di Sandra Wollner. Mentre il Premio della Giuria è andato a “Elephants In The Fog” di Abinash Bikram Shah, e quello Speciale della Giuria a “Iron Boy” di Louis Clichy. Miglior attore è stato Bradley Fiomona Dembeasset per la sua interpretazione in “Congo Boy”, diretto da Rafiki Fariala, mentre il premio come miglior attrice è andato a Marina De Tavira, Daniela Marín Navarro e Mariangel Villegas per “Siempre Soy Tu Animal Materno”, film diretto da Valentina Maurel.
Una serata di premiazioni, ma anche di glamour. A partire dal tardo pomeriggio, quando a Cannes è andato in scena l’ultimo red carpet prima della cerimonia sul palco del Grand Théâtre Lumière. Illuminato dall’eleganza di Tilda Swinton, che ha sfoggiato un maxi dress a maniche lunghe di Chanel in una vibrante tonalità di rosso intenso. L’abito richiama le silhouette rétro grazie alla vita molto bassa, dalla quale si sviluppa uno strascico che crea un elegante effetto asimmetrico, rendendo l’orlo più corto sul davanti. A renderlo ancora più speciale è la lavorazione plissé del tessuto. A completare il look, un paio di slingback bianche impreziosite da dettagli rossi.
Seguita da un altro mix di talento, bellezza ed eleganza senza tempo, rappresentato da Penélope Cruz che, come al solito, si è presa la scena davanti ai fotografi. Grazie a un grande classico come il black and white, reinterpretato però in una chiave tutt’altro che prevedibile. Il suo abito firmato Chanel presenta un corpetto interamente ricoperto di piume bianche e nere, che danno vita a giochi di simmetrie impeccabili. La gonna, sorprendente perché strutturata su due livelli, riprende le stesse piume del bustier per terminare in uno strascico da vera diva.
E, last but not least, una delle protagoniste indiscusse di questo Festival, nonché membro della giuria ufficiale del concorso. Stiamo parlando di Demi Moore che, per l’ultimo red carpet sulla Croisette, non poteva non stupire con il suo look, in cui gioca sul contrasto di colori e volumi. Demi indossa un lungo abito emerald green con scollo gioiello all’americana. A completare l’ensemble, una cappa color carta da zucchero dalle proporzioni scenografiche e ipervoluminose, con guanti bianchi. Un degno finale per Cannes, che lentamente si appresta a salutare il Festival, dando appuntamento come al solito all’anno prossimo, quando ci sarà un anniversario importante: quello dell’80ª edizione. Au revoir!
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