Perché Adèle Exarchopoulos è l’icona di cui abbiamo bisogno

Sono passati tredici anni da quando Cannes, e il mondo intero, si sono innamorati dello straordinario talento di Adèle Exarchopoulos. All’epoca, la giovane attrice franco-greca conquistò la Palma d’Oro insieme all’amica e collega Léa Seydoux grazie alla struggente interpretazione di Adèle in Blue Is the Warmest Color di Abdellatif Kechiche, un dramma intriso di erotismo ed esplorazione giovanile che fece scalpore al Festival per le realistiche scene d’amore tra le due protagoniste.

L’interpretazione di Exarchopoulos nei panni di un’adolescente alla scoperta della propria sessualità catturava lo schermo a ogni sguardo incerto, a ogni gesto nervoso, a ogni morso dato avidamente durante le numerose scene di convivialità presenti nel film. Nel suo essere scomposta e profondamente autentica, l’attrice ha firmato uno dei debutti più intensi della storia recente del cinema, affermandosi come una delle presenze più magnetiche del panorama europeo e non solo.

Da allora, Adèle di strada ne ha fatta, e ogni interpretazione sembra confermare il suo talento fuori dal comune: dalle commedie sentimentali indie come Passages, ai panni di una giovane hostess in Zero Fucks Given, fino al thriller sci-fi Chien 51. Una conferma arrivata anche pochi giorni fa al Festival di Cannes, dove Garance di Jeanne Herry – di cui è protagonista assoluta – ha ricevuto una standing ovation di dieci minuti. E colpiva, ancora una volta, l’emozione palpabile dell’attrice, incapace di mascherarsi o filtrarsi, sullo schermo come nella vita privata. Forse è proprio questo, oltre a un talento ormai indiscutibile, che continua a renderla così amata.

Apprezzata tanto dalla Gen Z quanto dai cinefili più esperti, in un mondo dominato dagli stereotipi Exarchopoulos rappresenta un’icona controcorrente eppure incredibilmente cool. Lontanissima anche dal cliché della “ragazza francese”, incarna un’attitudine rilassata, ironica, leggermente insolente, alimentata dalla passione per l’hip-hop francese di cui è grande fan. In lei non c’è traccia di compiacimento forzato. Che la si veda in jeans oversize e bandane, con chignon arruffati, oppure sul red carpet in un abito di pizzo di Saint Laurent, nulla sembra costruito o schematico. È come se il desiderio di vivere la vita di una normale trentaduenne non dovesse mai interferire con la sua immagine pubblica. Non aderisce ai cliché hollywoodiani della perfezione artefatta: il suo volto, splendido anche nelle irregolarità, emana un’energia vibrante senza ricorrere agli stratagemmi estetici delle glass skin o delle labbra eccessivamente scolpite. Ride, piange, si emoziona; non si preoccupa del sudore o del make-up che si scioglie. E oggi c’è bisogno di attrici così: donne capaci di raccontare qualcosa di vero, oltre la superficialità dell’apparire perfette davanti a un obiettivo.

E, nonostante tutto, non sbaglia un look. Sofisticata e contemporanea in Phoebe Philo, sontuosa in Saint Laurent, è soprattutto il suo street style a convincere della sua naturale coolness. Per il suo arrivo a Cannes ha sfoggiato una t-shirt con la foto dell’amica Seydoux e la scritta “Léa Forever”, gesto poi ricambiato dall’altra attrice francese, a testimonianza di un legame nato proprio su quella Croisette tredici anni fa. Corteggiata da anni dalle maison, l’abbiamo vista indossare con disinvoltura Balenciaga, Gucci, Alaïa, Jacquemus, Lacoste e i gioielli Bulgari, solo per citarne alcuni. Il bello è che conserva la stessa attitudine fresca con qualsiasi look scelga di indossare: la bellezza della spontaneità, quando non c’è più nulla da dimostrare perché il talento, da tempo, ha già parlato da sé.

[📷BACKGRID/ Snapix]

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