Moda e arte, un connubio inarrestabile. E alla Milano Design Week, una delle fiere più importanti al mondo quando si parla delle nuove frontiere del design, questa relazione di scambio è anno dopo anno sempre più viva e interessante, in un dialogo incessante tra due espressioni artistiche che si influenzano costantemente. Per l’edizione 2026, entrata ufficialmente nel vivo a partire da ieri, 20 aprile 2026, Bottega Veneta partecipa con un esclusivo progetto firmato in collaborazione con l’artista coreano Kwangho Lee, presentando un’installazione luminosa nello store della maison in Via Sant’Andrea e insieme a una serie di attivazioni diffuse in siti diversi del capoluogo meneghino.

Lightful, questo il nome dell’installazione, unisce una forma sospesa intrecciata -cifra stilistica e artigianale distintiva della maison italiana ma anche della pratica di Lee – insieme a nuove sculture luminose realizzate intrecciando fettucce in pelle di Bottega Veneta. Nelle nuance del nero e del verde e selezionate dalla direttrice creativa Louise Trotter, ogni scultura assume una forma unica e organica, evocando le migliaia di possibilità intrinseche ai raffinati processi artigianali dell’artista. Attraverso il dialogo tra intreccio, luce e ombra, Lightful amplia la ricercar di Lee sulla combinazione dei materiali, introducendo la dimensione dell’illuminazione come ulteriore linguaggio espressivo.
Il progetto rappresenta la terza collaborazione tra il marchio e Kwangho Lee sotto la direzione creativa di Trotter. Le sue opere erano state infatti presentate all’interno della scenografia della collezione Summer 2026 e nella mostra Weaving the World: The Language of Intrecciato, tenutasi a Seoul nel giugno 2025. Nel corso dello sviluppo del progetto, Lee ha visitato l’atelier Bottega Veneta di Montebello Vicentino, dove gli artigiani custodiscono il savoir-faire della maison.
Classe 1981, Kwangho Lee si è formato alla Hongik University di Seoul, specializzandosi in Metal Art & Design. La sua pratica si distingue per un’approfondita sperimentazione materica e per un costante dialogo con l’artigianalità, peculiarità che lo assimilano fortemente al DNA di Bottega Veneta. Le sue opere reinterpretano tecniche tradizionali come la tessitura, la lavorazione di cesti e lo smaltamento chilbo. Al centro della sua ricerca vi è il momento dell’incontro, inteso come spazio generativo in cui texture, superfici e forme differenti si incontrano dando origine a nuove possibilità formali e concettuali. I suoi materiali spaziano dall’alluminio al marmo, del rame allo smalto, fino ad acciaio, fasci di riso e tubi da giardino.

Due visioni naturalmente affini che trovano un punto d’incontro in un linguaggio comune, dove l’intreccio diventa protagonista assoluto, simbolo di un dialogo continuo tra materia e pensiero.
[📷Courtesy of Bottega Veneta]