Probabilmente a molti il nome di Christophe Decarnin dice poco, se non nulla. Eppure, questo designer che è ormai uscito fuori dalle scene da tempo, creò, grazie alla sua visione congiunta con la fama di un marchio istituzione della moda francese, un fermento tale da influenzare molto più di una stagione di passerelle, ma una vera e propria mania che ha dominato il fashion system per diversi anni. Siamo nel periodo compreso tra il 2008 e il 2011 e Decarnin è il direttore creativo di Balmain: ben prima dell’opulenza visiva di Olivier Rousteing, la maison parigina viaggiava su frequenze a metà tra l’indie sleaze, il military-chic e una certa attitude da riot-core che chiunque abbia vissuto quegli anni ricorda perfettamente. Dopotutto, come dimenticare quelle Napoleon jacket dall’aspetto vissuto, abbinate a micro shorts di paillettes, slim pants in pelle, canotte cut-out che sapevano enfatizzare il corpo pur rimanendo sostanzialmente grunge? Tutti noi lo ricordiamo, perché l’impronta di Balmain in quei pochi anni della direzione creativa di Decarnin fu talmente impattante da segnare un capitolo iconico della storia della moda. Forse, l’ultimo grande capitolo di una tendenza che era riuscita a imporsi come fenomeno di massa, ben prima dell’avvento dei social media. Se infatti oggi i trend arrivano facilmente al grande pubblico a suon di reel, tutorial e post Instagram, ai tempi questo sistema era molto più complesso. Certo, esistevano le riviste o le sfilate potevano essere consultate su Style.com, ma questo restava giustamente appannaggio esclusivo di esperti ed appassionati. Piano piano, le prime fashion blogger cominciavano a fare capolino sul web e fu proprio questo lo stile che in molte abbracciarono per il loro debutto digitale.
Certo, magari non tutte potevano permettersi capi Balmain originali, ma in un certo senso fu proprio questa la novità di “Balmania”, ovvero la Balmain mania dei primi anni del 2010: fu una delle prime tendenze a essere portata nel fast fashion. Che fosse Zara o H&M, quelle crop jacket con spalline strutturate e alamari a vista erano praticamente ovunque, anticipando di un decennio quello che è ormai un’abitudine della moda contemporanea. E così, dalle grandi redattrici di moda come Emmanuelle Alt o top model come Kate Moss, fino alle giovani studentesse delle scuole di moda poco più che diciottenni, tutte portarono avanti questa sorta di “divisa” dell’ultima grande tendenza contemporanea pre social media. Una viralità che oggi è tornata in chiave più nostalgica che mai, e a vedere quelle foto di Daria Werboy e Gemma Ward – modelle simbolo di quel periodo – indossare quelle giacche impreziosite con borchie, Swarovski e catene militari, fa un po’ sorridere e un po’ riflettere. Riflettere, perché di quel Christophe Decarnin non se ne è quasi saputo più nulla. Nel marasma contemporaneo dei direttori creativi, un designer che creasse un rumore del genere sarebbe stato sicuramente osannato e conteso dai più. Invece lui scelse di ritirarsi molto prima che tutto questo iniziasse.
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