Angelina Mango, nei teatri è diventata grande (ed è pronta a replicare in estate)

L’emozione non può essere la stessa sua. Ma è tangibile, percepibile, è quasi possibile toccarla con mano. Perché gli ultimi anni di Angelina Mango sono stati da un lato bellissimi, ma anche complicati. E il fatto che sia tornata con un album, Caramé, e un tour, Nina canta nei teatri, è una notizia stupenda. Sia per lei, ma soprattutto per la musica italiana. Siamo stati al suo ultimo concerto del primo giro nei teatri, sabato 28 marzo 2026, al Teatro Lirico di Milano. Una data speciale che ha messo un punto su un primo ritorno live della ragazzina che aveva conquistato tutti ad Amici e soprattutto a Sanremo 2024 con “La Noia”.

Proprio con quella canzone è entrata in mezzo al pubblico, quasi senza barriere, trasformandola in una versione sospesa tra trap e r’n’b. Prima di ripetere che “la vita va presa a morsi”. Angelina lo dice e lo ridice, girando come una trottola sul palco del Lirico Giorgio Gaber di Milano. Un palco che diventa idealmente la sua casa. C’è uno specchio, un letto a castello, una libreria. Ed è proprio davanti allo specchio che prende forma uno dei momenti più intensi, “Io e Io”, un dialogo continuo con la propria coscienza – quella che nel disco ha la voce di Madame – e che qui diventa ancora più nudo, più diretto.

In “Ci siamo persi la fine” si siede, rallenta, mentre “Come un bambino” arriva quasi in punta di piedi, con un fascio di luce che la accarezza, silenziando tutto il resto. Eppure il pubblico non riesce a stare fermo: più volte interrompe il flusso, si alza, applaude. È un dialogo continuo. Tra applausi, pensieri che vengono espressi ad alta voce. In “7up” canta di non essere una star “manco per sbaglio”, una matricola in una vita da 100 e lode. Eppure, guardandola adesso, è difficile crederle fino in fondo: con questo tour – e già con il disco – Angelina Mango è cresciuta davvero.

“Nina canta nei teatri” è il nome del tour, ma quello che fa va oltre il semplice cantare. Balla libera, diversa: non più una gitana, ma una ragazza che ha fatto i conti con il proprio passato o che forse ci sta ancora provando. Ma poi alla fine, chi li ha fatti davvero fino in fondo? Lei quei conti li prende, li esorcizza, li trasforma in canzoni. Contro la paura, a favore della vita. Da “Pacco fragile” a Pulp Fiction, fino a “Melodrama”, il passo è breve. Poi “Che t’o dico a fa”, più leggera, condivisa: dove Nina canta con il pubblico, ride, si diverte davvero. Ed è contagiosa.

Il letto a castello torna centrale: sopra ci sono “Edmund e Lucy”, un rimando all’infanzia, a quando dormiva lì con suo fratello Filippo. Lei sale sul letto, poi scende avvicinandosi alla batteria e lo abbraccia, facendo scendere una lacrimuccia un po’ a tutti. Angelina, nel suo girovagare di chi si sta innocentemente godendo tutto, chiama i suoi compagni di viaggio uno a uno: tastiere, percussioni, archi. Li guarda con riconoscenza, beve spesso acqua, dice che è per l’emozione, e si sente che è vero. Dal pubblico qualcuno urla “Ci sei mancata”, e lei risponde subito: “Voi mi siete mancati”. E a dimostrazione di ciò canta “Mani vuote” seduta sul ciglio del palco, per poi scendere per davvero. Quelle mani, simbolicamente, le riempie: saluta, tocca, incrocia sguardi.

“Sempre e comunque sorridere”, dice a un certo punto. E sembra più una promessa che una frase. Con lei c’è anche Henna, l’amica del cuore: insieme cantano “cosicosicosicosì”, e a lei dedica “My Love”. “Bomba a mano” dal vivo è ancora più forte, più fisica di quanto già fosse su disco, confermandosi come una delle tracce più potenti, che a teatro esplode davvero.

Angelina vuole godersi tutto fino all’ultimo istante. Anche nel momento clou, quello finale, che vuol dire un arrivederci ai teatri, prima della ripresa outdoor estiva con lo stesso show. Per dare il via a “Fila indiana” si confida, dicendo una cosa che voleva mantenere privata: come intro c’è un notturno del padre, l’immenso Pino Mango. È uno dei momenti più carichi emotivamente, parlando.

Angelina viene sommersa dall’affetto dei fan, ma anche dai loro regali. Si commuove, dice che si sente una bambina. E forse è proprio questo il punto: non ha perso quella parte, che forse un po’ tutti dovremmo recuperare, a volte. Ma è diventata grande. Perché non era facile trasportare un disco così carico di parole e di significato in una dimensione live, su un palco così importante come quello dei teatri. Ma lei è riuscita a farlo dimostrando tutta la sua poliedricità. Anche nei brani che sono stati riarrangiati da lei appositamente per questo appuntamento. E che dopo il sold out nei teatri arriverà in altre città d’estate: il 17 luglio al Teatro Romano di Verona, per poi proseguire con le date di Caserta (20 luglio – Belvedere di San Leucio), Palermo (22 luglio – Teatro di Verdura), Taormina (24 luglio – Teatro Antico), Porto Recanati (28 luglio – Arena Beniamino Gigli), Roma (30 luglio – Auditorium Parco della Musica – Cavea), Castiglioncello (2 agosto – Castello Pasquini), Assisi (5 agosto – La Rocca), per concludersi a Matera (8 agosto – Cava del Sole).

[📸 Courtesy of Comunicarlo]

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