Vi ricordate quando, da bambini, in seguito a una visita dal dentista, dal dottore o qualsiasi altro impegno considerato spiacevole, i vostri genitori, come ricompensa vi portavano nel vostro negozio di giocattoli preferito per comprare un regalo “ricompensa” allo stress subito? E, improvvisamente, tutto sembrava più bello. Merito dell’effetto che i giocattoli hanno sulla nostra psiche e, più in generale, di tutto ciò che presenta caratteristiche come morbidezza, dolcezza, ingenuità e una connessione profonda con il mondo dell’infanzia. Una sensazione che fa spesso capolino anche nell’età adulta, proprio come compensazione allo stress del quotidiano e come risposta di positività temporanea alle brutture del mondo circostante.
Ecco perché, nel vasto panorama contemporaneo che è tutt’altro che rassicurante, il mondo dei toys – concepiti anche come charms e accessori moda – ha avuto la sua definitiva ribalta, conquistando un pubblico variegato e di ogni età, “sedotto” dalle promesse gioiose che questi items sanno regalare anche solo toccandoli o aggiungendoli come ciondoli alle borse. Lo abbiamo visto con i Labubu – che prossimamente arriveranno al cinema – ma non solo: sempre di Popmart, non possiamo non citare il successo delle bamboline Skullpanda, così come il ritorno, direttamente dagli anni ’80, dei Monchhichi. Inutile dirsi che i personaggi Sanrio, tra Hello Kitty e My Melody, restano sempre sulla cresta dell’onda, mentre le maison di lusso scelgono di produrre i loro charms, ovviamente dai costi decisamente più elevati ma ugualmente orientati verso un immaginario rassicurante. Jonathan Anderson per Dior ha saputo unire il suo rispetto per il know-how artigianale insieme a riferimenti alla natura e a un certo universo favolistico, tra quadrifogli, coccinelle e margherite. Miu Miu ha pensato invece di realizzare piccoli frutti e fiori in perline e pelle, mentre il mondo degli animali resta assoluto protagonista per Hermès, con il cavallo – simbolo del DNA equestre della maison francese – declinato in tutte le sue varianti colore.
Ma se non ci si sofferma solo sui ciondoli da borsa, ci si rende conto che la richiesta è veramente vastissima. Peluche, anche quelli più sofisticati, vengono acquistati dagli adulti, mentre ogni sorta di gadget come prodotti da cartoleria, stickers e porta oggetti, sempre più spesso esprimono “cuteness”, un sentimento oggi più che mai ricercato soprattutto dagli over 25. Questi acquisti rappresentano la risposta più immediata per consolare un burnout sempre più generalizzato: siamo tutti nervosi, stanchi, infelici; ci viene richiesto di essere costantemente produttivi e performanti, sebbene le notizie di cronaca e geopolitica ci ricordano prospettino orizzonti tutt’altro che ottimisti. Ecco perché, in questo marasma di insicurezze, anche l’acquisto di un semplice pupazzetto diventa un momento di conforto personale, un atto di generosità che, senza sforzi, riesce a rincuorarci temporaneamente. Non si tratta di oggetti utili o funzionali, ma è proprio la loro futilità a renderli desiderabili: in una società in cui ogni cosa deve servire a uno scopo specifico e concreto, regalarsi qualcosa di assolutamente inutile ma “carino” è diventata la cura a breve termine dallo stress. Che ci crediate o no.
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