Chloé: la femminilità autonoma che attraversa il tempo

Quando guardo Chloé non riesco mai a prescindere dal pensare alle sue origini e dalla forte femminilità che ne attraversa tutta la storia. La maison nasce a Parigi nel 1952 grazie a Gaby Aghion, nata ad Alessandria d’Egitto e trasferitasi in Francia dopo la Seconda guerra mondiale. La sua idea era quella di proporre un’alternativa all’alta moda degli anni Cinquanta, allora molto rigida e distante dalla vita quotidiana. Nasce così un concetto che oggi sembra naturale ma che all’epoca era innovativo: il prêt-à-porter di lusso, abiti eleganti e curati, ma pensati per essere indossati davvero.

Nel corso dei decenni la maison ha attraversato diverse fasi creative. La parentesi di Karl Lagerfeld è stata senza dubbio fondamentale per consolidarne l’identità, ma per il resto le redini del brand sono rimaste in gran parte nelle mani di direttrici creative donne. Nel tempo si sono succedute figure di grande rilievo che hanno accompagnato Chloé fino al nuovo millennio e al suo posizionamento attuale, mantenendo sempre riconoscibile il codice originario della maison: un’eleganza spontanea, fatta di capi raffinati ma realmente portabili.

Questo elemento rende Chloé piuttosto atipica nel panorama delle grandi case di moda occidentali. E questo non è solo, a parer mio, un dato storico, ma si riflette anche nella visione della donna che il brand propone da decenni. La donna Chloé appare infatti come il risultato di uno sguardo interno alla femminilità stessa, una femminilità che non si costruisce attorno a una dimensione seduttiva imposta dallo sguardo maschile, ma che si afferma con naturalezza e autonomia. Anche questa collezione, disegnata dalla attuale designer Chemena Kamali, ribadisce con chiarezza quella linea. La femminilità che emerge è romantica, leggermente vezzosa, ma mai costruita, né. ammiccante né compiacente a uno sguardo esterno. I capelli lunghi e ondulati delle modelle evocano un’immagine libera e naturale, mentre gonne e abiti restano delicati, mantenendo un equilibrio sottile che evita sia la provocazione sia un’estetica troppo infantile. Ne risulta l’immagine di una donna che vive la propria femminilità con serenità: forse un po’ nostalgica, ma profondamente autentica.

In passerella, gonne in tulle a balze, gilet e giacche cropped si alternano a maxigonne floreali dal chiaro sapore anni Settanta, un riferimento ricorrente nella storia della maison. Pantaloni a palloncino si combinano con camicie dai colletti e dagli orli pronunciati, mentre maxi parka e mantelle vengono indossati sopra tacchi altissimi, in una rilettura contemporanea dell’iconica zeppa Chloé. Anche la palette cromatica contribuisce alla costruzione dell’atmosfera: verde acqua e cobalto si accostano a beige e rosa ciclamino, creando combinazioni attuali ed armoniose, cuissards in pelle o con inserti di pelo aggiornano silhouette dal gusto più tradizionale, ancora una volta con un richiamo agli anni Settanta. Il romanticismo si ritrova anche nel beauty, che completa l’insieme senza appesantirlo, con qualche sprazzo di luminosità nel complesso però leggera e naturale.

Gli accessori giocano un ruolo importante: borse con inserti in pelo, cinture con grandi fibbie decorative, orecchini lunghi pendenti e collane con ciondoli importanti impreziosiscono le mise, mentre gli occhiali da sole sono integrati con attenzione nello styling, spesso coordinati ton sur ton o scelti in forme rotonde dal gusto dichiaratamente seventies.

Nel complesso, la collezione di Kamali conferma Chloé come una presenza riconoscibile nel panorama contemporaneo: un marchio che continua a costruire l’immagine di una donna consapevole delle proprie radici, leggermente nostalgica e romantica, ma perfettamente capace di abitare il presente.


[📷 Getty Images]

Condividi l'articolo sui social: